Le donne giudicano stronzi gli uomini che, nella gestione dei rapporti interpersonali, utilizzano quei caratteristici, sfuggenti, stupidi, ripetitivi e banali comportamenti tipicamente maschili.
A volte, però, il loro giudizio si eleva sino a definirli stronzimaledettifiglidiputtana.
Questo, di solito, accade quando l’uomo smette finalmente di utilizzare quei mezzucci sfuggenti, stupidi, ripetitivi e banali tipicamente maschili.
E ne adotta di più tipicamente femminili.
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Io odio la poesia.
La odio con tutte le mie forze.
La poesia è debolezza dell’anima,
finzione della parola.
Nella poesia si cela l’inganno dei sentimenti.
La poesia ti imbroglia,
inventa sogni che credi esser tuoi.
La poesia è analfabeta,
inventa parole mentre ad altre ne cambia il senso.
La poesia è un sentimento lontano,
il miraggio di cose che non hai mai visto,
il sogno di cose che hai sognato,
il ricordo di cose che hai amato,
il pensiero di cose che non vorresti aver pensato.
La poesia è un walzer lento.
Lo senti arrivare piano da lontano.
Le tua voce ne copre il suono e,
quando ormai ronza nelle tue orecchie,
esplode.
E puoi solo ballare,
un ballo ingannevole, falso, imbroglione.
Ma tu balli e balli e balli,
non riesci a smettere e balli.
E mentre balli a volte ridi felice,
a volte piangi lacrime di dolore,
ma balli,
balli,
balli.
Non vorresti finisse mai
perché se la poesia è il più grande degli inganni,
tu non vuoi più sapere cos’è vero.
Vuoi solo morire,
ballando quel grande inganno,
la poesia.
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Arrivano provate,
sconfitte da un mare difficile, crudele;
per nulla compassionevole.
Arrivano da lontano,
da posti sconosciuti che non riesco neppure a immaginare.
Si aggrappano a uno scoglio come naufraghe,
felici di poter finalmente abbracciare qualcosa di fermo, solido;
sicuro.
Arrivano da lontano,
da posti che non vogliono ricordare e che sono solo dolore.
Restano distese su quella roccia dura e spigolosa,
riposano il loro cuore stanco, affaticato;
ferito.
Arrivano da lontano,
da posti strani e nebulosi di cui quasi non si rammentano più.
Su quel riparo sicuro scoprono pensieri nuovi,
tutto può essere diverso, migliore;
felice.
Arrivano da lontano,
ma è come non fossero mai state altrove.
Su quello scomodo scoglio ragionano senza più timori,
uno scoglio può essere duro, tagliente;
spigoloso.
Arrivano da lontano,
ma hanno già fabbricato la loro bussola.
Sedute sulla dura pietra sfidano già con lo sguardo l’orizzonte,
si scoprono forti, coraggiose;
vive.
Arrivano da lontano,
e sono pronte a ripartire.
In piedi sul riparo che le ha accolte hanno imparato di nuovo a sognare,
immaginano approdi più dolci, accoglienti;
morbidi.
Arrivano da lontano,
e andranno ancora più lontano.
Sono arrivate provate,
sconfitte da un mare difficile, crudele;
per nulla compassionevole:
vanno via più forti, decise;
coraggiose.
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L’estate è egoista.
Divertimento, spensieratezza,
soddisfazioni.
E’ sole e spiaggia, mare e onde, montagna e ombra.
L’estate è amori passeggeri e libertà,
grandi spazi da percorrere e pochi lacci a trattenerti,
compagnie rumorose raccolte per strada.
L’inverno, è generoso.
Riflessione, calma,
silenzio.
E’ vento e pioggia, ombrelli e bar, libri e caffè fumanti.
L’inverno è un morbido maglione di lana e un fuoco,
piccoli spazi in cui raccogliersi e persone amate a cui tenersi stretti,
pochi amici che ti conoscono bene.
Ma ognuno di noi, nel suo intimo, è estate.
Anche quelli che sono inverno fuori.
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Con la musica non so studiare, non so leggere, non mi so addormentare.
Ma so viaggiare.
Viaggiare così lontano da non ricordare più da dove sia partito.
Dove stia andando.
Viaggiare con gli occhi socchiusi dietro occhiali scuri, il finestrino abbassato solo un po’, una strada senza fine davanti.
E tra le labbra un sorriso e una sigaretta accesa.
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Dai, andiamo a fare una nuotata.
No, grazie, sto leggendo.
Cioè, sei in spiaggia e leggi? Ma come fai? C’è caldo, sole, mare, spiaggia e tutte queste donne ovunque e leggi?
Esattamente. E se non ti dispiace io continuerei.
No, dico, ma le hai viste quelle due qui davanti? Sono uno spettacolo della natura e tu perdi tempo a leggere?
Eh già.
Io invece quasi quasi vado ad attaccar bottone.
Se ti pare il caso, fai pure. Se loro non ti danno retta puoi sempre chiacchierare di calcio con i loro due uomini.
Ah, non li avevo visti… Cristo, son così grossi che sembran 4.
Ecco, ora mettiti li e fai il bravo che io continuo a leggere.
…
Cioè io non capisco. Preferisci leggere piuttosto che divertirti provandoci con qualcuna di queste bellezze che sono ovunque qui intorno?
In questo momento sto leggendo un bel libro e vorrei finirlo, sempre con il tuo permesso, sia chiaro.
Cioè pensi che un bel libro sia meglio di una bella donna?
Perdona la domanda, ma i cioè li comperi a poco prezzo o ne hai una scorta limitata che vuoi terminare prima che vada a male?
Si vabbé… Però non mi hai risposto.
Puoi rifarmi la domanda? L’ultimo cioè deve avermi stordito e non me la ricordo più…
Ti ho chiesto se credi che un bel libro sia meglio di una bella donna.
Beh, ho letto libri più interessanti di diverse belle donne che ho frequentato, in effetti.
Cio…, mi stai dicendo che preferisci leggere piuttosto che trombare?
So che potrà sembrarti strano, ma non sono due cose incompatibili. Certo, a meno che tu non decida di volerle fare contemporaneamente. In quel caso qualche problema si potrebbe averlo…
Io non ti capisco, giuro.
…
Hey, ma l’hai vista la tipa che prende il sole nella fila qui dietro?
Si.
Poco fa mi son voltato e stava guardando verso di me.
Merito del tuo fascino magnetico, senza dubbio.
Io quasi quasi ci vado a parlare…
Se questo mi consentirà di continuare a leggere in pace, vai, con la mia benedizione.
…
…
Hey.
Gia tornato?
Si.
Che gioia…
Ho scambiato con lei quattro chiacchiere.
Ma che bravo. Vuoi che come premio ti comperi un gelato?
Cretino. A un certo punto mi fa “di al tuo amico di passare a prendermi per le otto, mi raccomando”.
Ok, grazie.
Ma…
Me lo fai finire questo libro o no?
Si, certo… Ne hai uno anche per me?
Li, nello zaino. Scegli quello che preferisci.
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A volte gli amici li perdi di vista e non sai più dove siano perché la vita, le guerre, i sogni, gli amori e i viaggi ti distraggono.
A volte se ne vanno lontano, verso altri luoghi, altri lavori; a inseguire sogni e amori; a combattere battaglie che non puoi combattere con loro.
Ma sono sempre lì ad aspettarti.
Ad aspettarti davanti ad una bottiglia di birra per poterti raccontarti le tante cose nuove che sono successe.
Come fosse trascorso solo un unico, lunghissimo, giorno.
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Come un chirurgo non dovrebbe mai operare un suo familiare, così un uomo non dovrebbe corteggiare una donna di cui sia già innamorato.
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Da alcune settimane si parla della progressiva degenerazione del cromosoma Y umano che lo porterà ad una sua graduale estinzione.
Da parte mia sento questo rischio come non mio e lontano dalla mia esistenza: che sia degenerato o meno il mio è così com’è e, detto tra noi, al momento ci troviamo reciprocamente simpatici.
Certo, ho una figlia quasi adolescente e forse potrà, più di me, subire le conseguenze di questa evoluzione.
A lei, a imperitura memoria posso lasciare solo questo rassicurante messaggio: cazzi tuoi, tesoro.
Ma le implicazioni di questo cambiamento sono molteplici e le conseguenze dirette e indirette così numerose da rendere difficoltosa la comprensione di quanto comporterà l’estinzione del cromosoma Y.
Proprio per questo voglio condividere con voi un esempio pratico.
Come tutti sanno, c’è una correlazione scientificamente dimostrabile tra il cromosoma Y e l’abilità psicofisica nel sostituire un pneumatico. Tale capacità è da ricercarsi in alcuni geni presenti nel detto cromosoma; fanno eccezione alcuni cromosomi X contaminati a causa di probabili mutazioni genetiche che di solito danno vita ad esseri con corredo X-XquasiY.
Ne deriva che, stante il panorama previsto dagli scienziati, chi farà il gommista in quell’ipotetico futuro?
E’ ipotizzabile che la tecnologia venga in aiuto dell’umanità, ma, per ora, le slitte sembrano essere la soluzione più probabile.
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