Ognuno di noi ha un amore speciale.
Un amore recente di cui ancora si portano i graffi o un amore antico di cui si ricordano appena gli odori.
A volte sono amori di cui solo a distanza di anni, dopo averli confrontati con altri che lo hanno sostituito, si è compresa la forma; quanto abbiano deviato il corso della nostra vita.
A volte è il ricordo di momenti trascorsi con la persona che ora dorme al tuo fianco mentre di nascosto ne ascolti il respiro.
Altre il vago ricordo di qualcosa che non sai più neppure dove sia, da raggiungere solo nei ricordi.
Amori nati nel fuoco e morti nel ghiaccio, amori affamati e morti d’inedia. Amori folli morti sani di mente, amori nati dove non dovevano e morti esattamente al loro posto.
Amori traballanti morti in perfetto equilibrio.
Ognuno di noi ha un amore speciale in cui riparare i pensieri nelle giornate di poco sole. In attesa che domani ne porti in dono uno ancora più bello; un giorno in più, un amore nuovo.
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Si, signor Giudice, è stato duro l’anno di isolamento a cui mi ha condannato l’ultima volta. Certo che però, insomma, se l’è presa parecchio, eh. Non le è sembrata una condanna piuttosto dura, cazzo?
Come dice? Non posso dire cazzo in sua presenza? Sul serio? Ah, giuro non sapevo.
No, non ci tengo a farla innervosire, non era mia intenzione, le assicuro.
Se mi piacerebbe tornare a poter stare insieme a tutti gli altri carcerati come me? Quindi poter avere l’ora d’aria, chiacchiere inutili, discorsi vuoti – sempre gli stessi – senza potersi scegliere la compagnia…
No, le assicuro non stavo facendo dell’ironia, stavo pensando…
Ecco, lo vede, cazzo? Lei si impermalosisce troppo facilmente.
Ah, ho detto di nuovo cazzo? Scusi non me ne ero reso conto.
Ma no, non lo sto facendo apposta, cazzo, glielo giuro. Ops, l’ho ridetto?
Ma che vuol dire che se continuo così mi condanna ad un altro anno di isolamento? Su, brutto coglione, non dirà mica sul serio?
No, davvero, non volevo offenderla, mi è sfuggito. E poi oramai pare che non ci siano più insulti lesivi della dignità delle persone, lo avete deciso voialtri.
Come chi? Voialtri, voi giudici. Che sarò pure in isolamento, ma i giornali li leggo anche io.
Senta, faccia come vuole, tanto ragionar con lei è come parlare ad un muro. Un brutto muro, oltretutto, se mi permette.
Ah, non mi permette, e chi se ne frega, mi perdoni.
Quindi mi condanna ad un altro anno di isolamento completo? Non potrò frequentare per un altro anno gente noiosa, sciocca, leggera, che non ha nulla da dire, che pensa solo a raccontare, e male, se stessa, incapace di ascoltare gli altri, e a dovermi guardare intorno sospettoso per non essere fottuto appena volto le spalle? Gente come lei, in pratica?
Come adesso sta davvero esagerando? La verità è che lei non apprezza la sincerità, tutto qui. Io intanto torno al mio isolamento. E lo sa? Non vedevo l’ora, stronzo.
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Quella paura di staccarsi da qualcosa pur sapendo che non ti appartiene e che mai gli apparterrai. Quella paura di allargare le dita e lasciarla sfuggire, sentirla che scivola lenta sul palmo della mano, sostituita da un soffio d’aria fredda; solo aria in spazi che, per tanto tempo, sono stati occupati da dolore e perversione, un oggetto estraneo sempre troppo caldo o troppo freddo, troppo pesante o troppo leggero.
Quella paura l’ho persa tanto tempo fa.
L’ho persa quando un giorno mi sfuggì per errore dalle mani, avendole aperte d’istinto e di rabbia, senza pensare. Quanto avevo tenuto tanto stretto, al punto di non sentire più le dita e averle fatte diventare livide, quanto sembrava essere indispensabile anche per poter respirare, in un istante non c’era più.
Da allora le mani le ho strette poco e poco a lungo. Ho fatto scorrere tra le dita aria leggera, l’ho lasciata scivolare sul palmo della mano e sentita sulla pelle del mio braccio, attraversare il viso sfiorandomi occhi e capelli per poi lasciarla andar via. Senza dolore: altra aria avrebbe preso il suo posto.
Ho imparato a stringere con meno forza tra le mani cose belle e brutte. Senza più dita livide di sforzo.
Il bello, del resto, non lo puoi stringere tra le mani: come vento tiepido ti avvolge, ti fa ballare e roteare, ti fa sentire il profumo di cose lontane, posti che non conoscerai mai, e prosegue per la sua strada.
O forse resta insieme a te senza allontanarsi mai. Decide lui.
Puoi solo allargare le braccia e lasciarlo giocare sulla tua pelle, sui tuoi occhi, i tuoi capelli.
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Ci sono persone che si avvicinano alla tua vita, le orbitano intorno, la sfiorano e sembrano da un momento all’altro poterne entrare a far parte.
Poi, come comete, dopo un istante lunghissimo durato oltre la tua comprensione e il tempo fisico stesso, si allontanano seguendo una rotta che non comprendi.
Avresti voglia di diventare astronauta, avventuriero ed esploratore dello spazio ignoto per poter rincorrere quella cometa che per quel lunghissimo istante ha illuminato le tue notti.
Ma sai di non avere un mezzo abbastanza veloce per raggiungerla né sai su quale rotta inseguirla per trovarne le tracce. O, più semplicemente, non hai coraggio sufficiente per lanciarti in una avventura che ti condurrà verso il vuoto e l’ignoto.
Così la guardi mentre si allontana; triste e felice allo stesso tempo che abbia per un istante lunghissimo, incrociato e sfiorato la tua esistenza, cambiato il modo in cui guarderai il cielo, di notte.
Perché da quel momento non sarà più lo stesso: sarà più triste guardare in alto e vederne l’assenza.
In un accecante bagliore di miliardi di stelle non ne vedrai nessuna.
Noterai solo quella cometa che non c’è più.
Che non incrocerà più le tue notti.
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In certi giorni è più difficile. Diventa tutto più complicato.
Giorni in cui l’equilibrio sparisce e non sai che fine abbia fatto.
E, come un uomo sulla corda, cerchi di ritrovarlo per evitare di cadere giù.
Lo cerchi ovunque senza successo.
Così difficile tenerlo stretto certi giorni, l’equilibrio.
Difficile reggersi in piedi svuotando la testa da certi pensieri, certi umori. Lottare con la pancia che vorrebbe andar via lasciandoti lì e andare a fare follie.
Basta un pensiero impossibile da controllare, una associazione di idee, un raggio di sole che ti colpisce con la perfezione di un petalo di fiore.
Uno sguardo troppo intenso, il pensiero di un sorriso, il ricordo di marciapiedi calpestati e scivola via dalle mani.
Troppo vento per restare in piedi.
Così faticoso rincorrerlo certi giorni, l’equilibrio.
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