Il giorno in cui morì
Il giorno in cui morì pioveva, ma non faceva freddo. Non ci fu neppure un raggio di sole per tutto il giorno, solo una pioggia fitta e sottile.
Il giorno in cui morì, chiudendo gli occhi senza una parola e senza un sospiro, nacquero molti bambini, molti più del solito, e di questo curioso evento parlarono e discussero per giorni in televisione; sino a quando un nuovo finto dolore collettivo e l’ultimo amore dell’attrice più amata non lasciarono che l’argomento venisse dimenticato.
Il giorno in cui morì non c’era nessuno a tenergli la mano e nessuna mano avrebbe voluto stringere. Aveva sempre vissuto da solo i momenti importanti e non avrebbe voluto condividere con qualcun altro proprio quello: il momento della resa, in cui ci si abbandona all’ignoto, al nulla o a qualcosa che nessuno porrà mai dire cosa sia.
Quando morì era disteso sul letto e guardava fuori dalla finestra quella pioggia fitta e sottile: una mattina come tante altre, già viste, già vissute. Eppure sapeva che altre non ve ne sarebbero state.
Per questo non lo sorprese l’improvvisa oppressione sul petto, il fermarsi del respiro contro cui neppure tentò di lottare. Vide tutto intorno a se sfocarsi lentamente, sino a che non vide che il buio e vi rimase avvolto ancora per un po’, ascoltando curioso in un silenzio totale e assoluto, il pianto di tanti bambini; tanti bambini che, piangendo disperati, prendevano il suo posto e spalancavano per la prima volta gli occhi e la gola alla luce ovattata di una giornata di pioggia fitta e sottile.
Poi non vide, sentì o pensò nient’altro. Se lo fece non lo disse né raccontò a nessuno, avvolto in un strato denso di egoismo assoluto, come capita a tutti quando muoiono; ché la morte non la si può o vuole condividere con nessuno.
Il giorno in cui morì, nacquero tanti bambini, in tanti prima del tempo stabilito mentre altri, in ritardo sulla data prevista, sembravano aver atteso quel giorno preciso per uscire con urgenza e urlare il proprio sconforto.
Negli ospedali, incredibilmente affollati, le infermiere correvano disperate ed euforiche di fronte a questo evento curioso. Molte donne partorirono da sole, assistite da madri angosciate e mariti pallidi e spaventati, sui lettini disposti nei corridoi. Ma anche i parti preannunciati come particolarmente difficili si rivelarono semplici e naturali.
Il giorno in cui morì, migliaia di famiglie festanti e commosse risero e piansero di gioia. Nessuno, come aveva sempre sperato accadesse, si accorse che lui non c’era più.
Rimase disteso, sul suo letto, con il viso rivolto verso la finestra e, dietro, quella pioggia fitta e sottile, con una indecifrabile espressione sul viso.
Alcuni dissero che fosse un sorriso, altri sorpresa. Altri ancora che fosse una delle sue espressioni più tristi.
Rimase disteso tutto il giorno in quel letto e nessuno volle coprirgli il viso o spostarlo. Chiunque ebbe la fortuna di vederlo per un’ultima volta, anche i meno coraggiosi di fronte alla morte, non poté non soffermarsi a osservarne il viso e l’indecifrabile espressione, portandone il ricordo con se per il resto della propria vita.
Cosa accadde dopo nessuno lo volle raccontare, neppure lui stesso.