Sullo scaffale
Il motivo del successo di supermercati, megastore e centri commerciali è semplice da spiegare: ampia scelta e prezzi vantaggiosi. Tutto ciò di cui si ha, più o meno, bisogno in un unico luogo a prezzi prima impensabili; il necessario mescolato al superfluo.
In passato, per poter acquistare qualcosa – dei generi alimentari ad esempio – era necessario passare di negozio in negozio: panettiere, macellaio, droghiere, fruttivendolo. La ricerca di altri prodotti – un televisore, una lavatrice o un impianto stereo – richiedeva la visita di più negozi, confrontare prezzi e condizioni, misurando la fiducia che il proprietario riusciva a trasmetterci.
Inoltre, l’acquisto d’impulso quasi non esisteva. Ci si muoveva per specifica necessità o volontà con una lista della spesa; con ben chiaro in mente ciò di cui si aveva bisogno o semplicemente si era deciso di concederci come lusso.
Oggi, metri e metri di scaffali disposti ordinatamente, carichi di tutto quello che possiamo immaginare e accessibili in tempi contenuti ci permettono di perdere meno tempo – da dedicare a lavoro o altre attività – e di avere tutto che desideriamo in uno spazio ristretto. Ciò, unito a tecniche di marketing consolidate, ci ha inculcato nel profondo la cultura dell’acquisto d’impulso, del tutto sempre disponibile.
Qualunque prodotto sempre reperibile senza sforzo; dall’alimentare, agli articoli per la pulizia, dall’elettrodomestico al gadget tecnologico, dalle lenzuola alle scarpe da ginnastica.
Tutto disponibile ad orari prima impensabili; spesso anche di domenica, quando un tempo se mancava qualcosa in casa si doveva ricorrere al vicino di casa o rinunciare e cambiare i propri programmi.
Un cambiamento epocale cresciuto a dismisura e che – nel nome del risparmio di tempo, denaro e fatica – ha trovato la sua applicazione per ogni bene di consumo acquistabile: capi di abbigliamento, automobili, autofficine, ristoranti.
E, con i social network, anche ai rapporti tra gli esseri umani.