Somma 40

Quando ero un ragazzo di vent’anni o meno era per me difficile capire cosa significasse avere il doppio o più dei miei anni.
Quelli che li avevano vivevano in un’altra dimensione.

Ancora più strano era pensare a me stesso a quella età. Era un traguardo troppo lontano; lontano come lo sono le terre al di là del mare mentre navighi con la tua piccola barca a vela.
Cosa sarei stato io, cosa sarebbe stato di quello che ero allora dopo così tanto tempo?

Quello che non sapevo è che tutto è la somma di tanti 1: vivere è la somma di tanti 1; minuti, ore, giorni, mesi, anni.

Non sapevo che quel tempo bastardo, quello che non passava mai e mi teneva lontano da mete ambite – i 18 anni in cui avrei assaporato la libertà e il mondo con un documento in tasta e quattro ruote che avrebbero sempre e solo girato per me, i 20 che avrebbero certificato, troppo presto forse, l’essere adulto, libero e indipendente – superate quelle tappe importanti, si sarebbe messo a correre, come usa fare quando ci si diverte, si è in buona compagnia; quando si ama qualcuno che presto dovrà lasciarci.

La somma di tanti 1, di una notevole quantità di 1, oggi come totale somma 40.

Solo un numero. Migliore o peggiore a seconda del caso; perché nulla è perfetto solo nella sua forma.

Evitare di soffermarmi a fare valutazioni credo abbia reso migliore la mia vita, e non inizierò ora a stirare la mia vita stropicciata per leggere chissà cosa tra le sue pieghe.

Ogni minuto, anche il peggiore, è servito a qualcosa: a imparare a vivere, conoscere, capire; a imparare a soffrire, stringere i denti e andare avanti quando tutto sembra senza senso e all’orizzonte del mare quel che vedi è sempre e solo mare; null’altro che mare oltre il mare.

In mare ho incontrato persone di cui ho dimenticato viso, nome e voce. Altre di cui non dimenticherò mai un movimento di ciglia.
Ho amato persone che non ci sono più e non torneranno mentre altre continueranno a incrociare le mie strade e altre ancora ne incontrerò.
Anche le persone che si amano nella vita sono una lunga lista di 1: si sommano senza sottrarsi mai.

A loro prendi e rendi calore, parole, carezze, sguardi. Alcune le vedrai invecchiare e ne soffrirai senza accorgerti che anche tu farai lo stesso: lo stai già facendo. Altre le vedrai crescere e diventare creature meravigliose, e ne sarai commosso.

Un altro 1 è passato e altri ancora ne passeranno. Dove mi porteranno non lo posso sapere; e neppure mi importa saperlo ora.

Andranno dove devono, dove vogliono. Sino a che non andranno più e non ci saranno altri 1 da aggiungere.

Tutti questi 1 sommano un’esistenza. Che sarà bella e sarà brutta; sarà insignificante e piena di senso, sarà triste e sarà allegra.

Sarà, semplicemente, la mia vita. La tua vita.

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Per un giorno ancora

Ho pensato no, non è nulla.
Me lo sono ripetuto, no, non è nulla.
E mi sono convinto che no, non è nulla.

Ho continuato a seguire i miei passi, uno ad uno.
Ho lasciato fossero loro a guidare me.
Ho sorriso come sorride uno che no, non è nulla e ho vissuto come vive uno che no, non è nulla.
Mi sono distratto dentro pochi sogni, troppi letti, tanti libri.
Ma ogni volta, riaprendo gli occhi, ti vedo; e devo di nuovo pensare che no, non è nulla.

Non è nulla.

Ma, penso, se non è nulla, perché, perché ogni giorno devo ripetermi che no, non è nulla?
Forse è qualcosa, invece.
Poi richiudo gli occhi e penso che no, non è nulla.

Non è nulla.

Nel buio mi convinco che no, non è nulla.
Perché nel buio non esisti, non ci sei.
Nel buio, quello nascosto dietro ai miei occhi, in quel buio non ti vedo, non ci sei.
Da tempo ti ho cacciata via da quel buio, uno spazio in cui sopravvivono solamente i sogni.

E allora no, non è nulla.

Per un giorno ancora no, non è nulla.

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Ti odio

Lo so che lo hai pensato.
Che hai pensato di farla finita, di lasciarmi. Per sempre.

L’ho capito da quell’istante di indecisione tanto breve, ma che a me è sembrato durare un’eternità.

È solo questione di tempo ormai, giorni o settimane, ma lo farai. Qualsiasi cosa io possa dire o fare, non desisterai, non avrai ripensamenti.
Perché hai già deciso.

Mi lascerai.
Andrai via, spegnendo in un istante la luce che avevi portato con te, in questa casa e nella mia esistenza, lasciandomi da solo, al buio, di nuovo.
Come altre prima di te e altre ancora dopo di te.

So che accadrà e sono preparato; eppure quando verrà quel momento, resterò deluso e stupito. Mi arrabbierò, inutilmente con te e con me stesso.
Ma tu non sarai più qui. Tu sarai andata via, senza un saluto, senza una parola.

Ed esserne consapevole fa sì che io ti odii già da ora, mentre ci sei ancora, viva, a dar luce alla mia vita. E infatti ti odio già.
Ti odio, stronzissima lampadina del bagno.

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