Mentre sono seduto qui e ti guardo, penso a un gioco nuovo. Un gioco in cui per una volta non è la mia vita a essere il premio in palio.
In cui perdere o vincere faccia poca differenza.
Di quelli in cui quando perdi ti tiri su, chiami un amico e ne ridi e scherzi con lui davanti a una birra, seduto sulle panche di legno consumato di un pub.
Respirando aria come fosse sempre la stessa di sempre, dallo stesso sapore.
Tu neppure ti volti e guardi chissà dove. Non so a cosa pensi e non credo neppure di volerlo sapere.
Probabilmente pensi già a domani. A dopo. Ai posti in cui andrai, alle cose che farai. Alle persone da cui ti rifugerai, quelle con cui ti confiderai.
Forse dovrei pensare alle stesse cose. Ma non ci riesco.
Seduto qui guardo le tue spalle e i tuoi capelli. La linea della tua schiena. Respiro quest’aria trasparente che non è più la stessa. E non ha più lo stesso sapore.
Immagino di galleggiarci privo di peso e in un attimo dissolvermi e diventare aria io stesso.
L’aria che respirerai, in cui ti muoverai. Che attraverserà i tuoi capelli e sfiorerà ancora un volta le guance.
Aria che farà cadere d’autunno le foglie dagli alberi che vedi dalla tua finestra e si insinuerà tra cappotti e sciarpe d’inverno.
Che ti abbracci, ti tenga stretta a sé senza lasciarti andare via, come non sono capace di fare io.
Ti alzi, con la faccia seria e a passo deciso esci senza dire una parola. Mi lasci a fissare il luogo in cui prima c’eri tu.
Ora c’è solo aria a occupare lo spazio che hai lasciato vuoto.
Per un attimo penso che sei riuscita a farlo. A tramutarti in aria, dissolverti in un istante. Ma sento il rumore dei tuoi ultimi passi e del portone che si chiude.
Non riesco a smettere di fissare lo stesso punto, quello in cui hai lasciato solo aria; di un sapore diverso.
Forse quel gioco non esiste ed è inutile che ci pensi.
Tornerò a giocare di nuovo un gioco in cui perdere significa sognare di diventare aria, dissolversi e viaggiare lontano.