Strappati di dosso

Creare è strapparsi di dosso le cose migliori di sé.
Ogni frase, ogni tratto di matita, ogni pennellata, sono pezzi di te che escono e vagano via, verso un indefinito destino. Smettono di essere parte di te, di quello che vive nella tua mente per diventare in un istante oggetti estranei da osservare a distanza.

Sono pensieri, idee e parole in meno nella tua testa sovraffollata. Spesso fuggono via dalle tue stesse mani, dalla tua bocca, senza che tu abbia la forza o la volontà di trattenerle.
A volte, invece, le spingi fuori a forza, per liberartene; sperando che una volta fuori smettano di ronzare e occupare spazio che vorresti poter dedicare ad altro, a qualcosa di più piacevole, qualcosa di più leggero. Vuoi solo che escano da lì e smettano di far male.

E così, pezzo dopo pezzo, finisci per svuotarti. Felice solo per un attimo.
Sino a che non ti accorgi che tutte quelle cose, quelle che facevano più male, spingevano più forte, ronzavano senza darti mai pace, erano le cose migliori che possedevi.

Ora puoi solo osservarle da lontano, distanti. Come chiunque altro: non ti appartengono più.
Sono state tue per tanto tempo, quando neppure sapevi cosa fossero, mescolate e confuse. Le hai sentite ancora più tue proprio mentre le lasciavi fluire fuori da te, dalla tua bocca, dalle tue mani, dalla tua testa. Nell’attimo in cui le stavi perdendo.

E non ti resta che passare oltre. Dimenticarle.
Non torneranno più; non così reali.
Ne conserverai solo una copia sbiadita.

One thought on “Strappati di dosso

  1. Jun R.

    E’ un po’ quello che provo tutte le volte che scrivo, o che immortalo un pezzo di mondo in un modo tutto mio. Vedo quella piccola parte di me da un punto di vista diverso, e quando torno a contemplarla, a volte, mi sembra un po’ più lontana. Ma è bello tornare a guardarli, poi, questi pezzettini di vita.
    Sono arrivata qui da iBiglietti, e sai, credo proprio che ci tornerò.
    Ciao!

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