Corsi e ricorsi sindacali
Alitalia-CAI: Proteste

Alitalia-CAI: Proteste

Su Alitalia non avevo intenzione di scrivere. Del resto, tra media tradizionali e blog si è ormai detto tutto il possibile. E spesso anche di più.

Parlare di una compagnia aerea che per decenni è stato uno dei molti baracconi statali in cui si veniva assunti non per reale necessità di personale, ma per pressioni politiche, e che ha costantemente sperperato denaro costandone enormi quantità anche a quegli italiani che su un aereo non hanno mai messo piede, è un puro esercizio di tiro al bersaglio (dove il bersaglio è un elefante e il tiratore è a 3 metri di distanza).

Per questi motivi vedere le manifestazioni dei lavoratori dell’Alitalia in televisione mi crea un irrefrenabile moto di rabbia.
Vedendoli, infatti li immagino mentre questuano al politico o sindacalista di turno senza distinzioni politiche – destra, centro o sinistra pari sono – un posto di lavoro per sé o per la propria prole, ottenendo un impiego in Alitalia.

Non posso credere che i lavoratori della compagnia non sapessero che questa fosse pesantemente indebitata e che sopravvivesse unicamente grazie al denaro pubblico elargito a pioggia dallo Stato.

Eppure, oggi son tutti lì.

Alitalia-Airfrance: Proteste

Alitalia-Airfrance: Proteste

Prodi ha cercato di vendere la compagnia ad AirFrance, soluzione che a me stava benissimo. Un cancro come Alitalia, non mi ha mai reso fiero di essere italiano e men che meno sento il bisogno di una compagnia di bandiera per sentirmi tale.
E poi, lo ammetto: mi sarebbe piaciuto vedere come se la sarebbero cavata i francesi di AirFrance nel trattare con quella marmaglia italiana che prende il nome di sindacato.

Ma nulla. La trattativa salta. Certo, Berlusconi ha detto di tutto, fatto progetti, voleva e vuole ad ogni costo che Alitalia resti in mani italiane.
Eppure, all’epoca, era il leader dell’opposizione che nulla poteva decidere, fare o disfare.

Che i sindacati si siano affidati nelle sue mani abbandonando la trattativa con AirFrance sulla base di quelle promesse è pura follia, come argutamente argomentato in un post di “Cloridrato di Sviluppina“.

Dopo aver fatto saltare una trattativa con uno dei più grandi operatori europei, sindacati e rappresentanti dei lavoratori hanno l’ardire di rimpiangere quella soluzione. Come se a farla saltare fossero stati altri. Non loro, che manifestavano e scioperavano contro l’acquisizione. Ma non meglio identificati “altri” (che poi gli “altri” per comodità divengano Berlusconi, è un passaggio facile facile quanto “piove, governo ladro”).

Oggi la stessa trita solfa si è ripetuta. Prima il no ad un accordo con CAI. CAI ritira l’offerta. I sindacati, però, quasi quasi ci ripensano e vorrebbero trattare.

AirFrance, pregustando già la mela avvelenata che sarebbe stata Alitalia, non è tornata sui suoi passi.
Vedremo se CAI sarà meno intransigente.

Mi auguro solo che si smetta di far saltare trattative una dietro l’altra, pur sapendo che la compagnia è prossima al fallimento, scaricandone la colpa su altri.

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6 commenti a “Corsi e ricorsi sindacali”

  • io sono daccordo con te sulla questione dei sindacati .. ma per quanto riguarda la compravendita dell’alitalia ad airfrace proprio no … come già ho detto in altri blog è inimmaginabile pensare che per fare un qualsiasi viaggio all’estero bisogna prima andare a parigi e poi comprare un nuovo biglietto per la destinazione che si intende raggiungere, ma poi è altrettanto negativa una soluzione del genere per il turismo e l’economia italiana.
    Se ci pensiamo bene il nostro paese vive sul turismo di milioni di stranieri se airfrance facesse il bello e il cattivo tempo rendendoci una nazione periferica da questo punto di vista la nostra compagnia di bandiera non sarebbe + un cancro, ma la metastasi un tumore ben + esteso che culmina con il collasso di un economia che già si regge per miracolo

    cmq bacioni pinguinosi :P

  • Novecento says:

    Io credo che la stragrande maggioranza dei turisti voglia andare in un determinato posto. A me, per dire, non è mai capitato di scegliere destinazione per numero di posti disponibili sugli aerei. Al limite cambio periodo dell’anno se quello è troppo affollato.
    E qualsiasi operatore coprirà ben volentieri le tratte che portano in Italia, dal momento che per loro significa incassar denaro.
    Di certo sparirebbero alcune coperture nazionali poco remunerative, ma in quei settori potrebbero inserirsi piccole compagnie, come sta già accadendo, che grazie a costi strutturali più bassi, ne avrebbero convenienza.

  • Giulia says:

    Io, a differenza del primo commentatore sono d’accordo con te sulla questione della compravendita dell’alitalia ad airfrace… ma per quanto riguarda la questione dei lavoratori proprio no. E’ la compagnia che ha sperperato il denaro, non i dipendeti. Anche loro sono cittadini italiani e anche sulla loro testa pesano i debiti di Alitalia. Così come su di me gravano i soldi dell’istruzione anche non ho figli e di Trenitalia anche se non vado in treno e così via… E’ anche vero che forse sapessero già prima che la compagnia fosse indebitata, ma non era responsabilità loro porvi rimedio. La compagnia è di Stato e ha dei dirigenti. Non è colpa dei lavoratori se è fallita. Non è (tutta) colpa dei lavoratori se la trattativa con Air France non è andata.
    Io credo che sia semplice arrabbiarsi per gli scioperi degli altri quando li si vede in televisione. Ma molte di quelle persone con quei soldi ci vivono. Se fossi stato al posto loro tu che avresti fatto? Avresti ceduto il tuo stipendio, quello con cui la tua famiglia vive? Per cosa? Troppo sempice puntare il dito sui lavortori che ADESSO scioperano. E i veri riesponsabili di questo scempio dove sono? Qualcosa mi dice che sono dall’altro lato del tavolo delle trattative.

  • Novecento says:

    Giulia, sicuramente i dirigenti ed i politici hanno vere responsabilità.
    Molti di quelli che lavorano per Alitalia, però, sanno perché vi sono stati assunti.
    In ogni caso, verissimo che con quei soldi vivono migliaia di famiglie. Ma sentir dire “meglio falliti che in mano a questi banditi”, mi fa pensare che per molti di loro non dev’essere un problema rimanere senza.
    Ma in fondo è stato bello vedere l’improvviso voltafaccia.
    Prova che spesso i sindacati, CGIL in particolare, non sanno neppure quel che dicono, pensano e trasmettono ai lavoratori, merce umana da utilizzare per un loro maggior potere politico o per propri fini di partito.

  • io non parlavo di numero di posti ma di una vera e propria azione di dirottamento dei voli che partono dall’italia verso altre destinazioni … cioè andremmo a finire come per la spazzatura: prima paghiamo per mandarla in germania, poi loro ne traggono l’eergia e ce la rivendono; così la francia userebbe i nostri voli per far sempre scalo a parigi per quanto riguarda le mete internazionali.

    L´ultimo post di Momina La Pinguina: Kon Fu Pinguina

  • Novecento says:

    Quello sarebbe stato un rischio, sicuramente. Ma ora pare sia stato scongiurato.

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