nov
27
2007

di Novecento

Chi vuol Dio, se lo preghi.

Chiama l’orsacchiotto Maometto

maestra inglese rischia 40 frustate

MILANO – Rischia quaranta frustate in pubblico l’insegnante britannica arrestata in Sudan per aver permesso che ai suoi allievi di sei e sette anni di chiamare ‘Maometto’ un orsacchiotto di pelouche. L’accusa è di vilipendio del profeta musulmano. [...]

So di essere pedante e ripetitivo: di aver affrontato in modi differenti ed a più riprese lo stesso argomento.
Ma continuo a non comprendere e, soprattutto, accettare quanto continua ad accadere intorno a me.

C’è una parte del mondo a cui è concessa la libertà civile di dileggiare chiunque desideri; se poi lo fa utilizzando del buon gusto, tanto di guadagnato.
In cui a nessuno è impedito di chiamare il proprio peluche o il proprio cane con il nome che più gradisce: sia questo Benedetto XVI, Papa Ratzinger, Buddha, Confucio, Manitù, Padre Pio, Beata Madonna Vergine, Gesù Cristo o Kalì.

Eppure, anche in questa parte del mondo, chiamarlo Maometto non è di fatto consentito.

Se lo facciamo saremo costretti a temere le ire di un qualsiasi Imam di passaggio che ci minaccerà di morte violenta. Saremo obbligati a tenere sbarrate le nostre porte ed armarci per poterci difendere da qualche musulmano esaltato che tenterà di eliminarci convinto di far cosa buona e giusta. Del resto basti rammentare quanto accaduto in Danimarca e in altre nazioni per via delle vignette su Maometto o per il libro “Versi Satanici” di Salman Rushdie.

Ma se addirittura azzardassimo un simile comportamento in un paese musulmano aspettiamoci di ricevere almeno 40 frustate ed essere perseguitati dalle leggi dello stato. Ed eviteremmo ben più gravi conseguenze solo se, come nel caso citato in precedenza, ci scuseremo spiegando che non volevamo offendere il santo nome del santissimo profeta.

Ed io, concedetemi di essere utopista per una volta, non riesco ad accettarlo.

Non voglio offendere Maometto e chiunque lo riconosca come santo. Per me Maometto, Gesù o Manitù pari sono. Chiunque desideri professare un credo religioso deve essere libero di farlo e tale diritto deve essergli garantito dalla legge e dagli uomini.

Come dice un detto abruzzese “Chi vuol dio se lo preghi”.

Quello che desidero, invece, è difendere e diffondere la cultura della libertà ed autodeterminazione del pensiero umano; proteggere la libertà di quelli come me, e che sono la maggioranza, i quali non vogliono vedere la propria esistenza condizionata dalle fedi altrui.

Ed a questo scopo lancio questa iniziativa.

Chi vuol Dio se lo preghi

Chi vuol Dio se lo preghi

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