
Come probabilmente ogni donna vi avrà spiegato, la festa dell’8 Marzo è una ricorrenza inutile, ipocrita e offensiva.
Le donne non han bisogno di mazzetti di mimose e dell’attenzione di un giorno per sentire che le problematiche e le discriminazioni da cui sono afflitte ogni giorno vengono prese in seria considerazione.
Per centinaia di anni han lottato per emergere da quella sorta di seconda fila in cui erano relegate, cercando di ottenere più rappresentatività, più potere e considerazione nella società.
In questi anni lo stereotipo della donna è cambiato. Dato l’addio a quello ipocrita di madre e casalinga, custode dei buoni pensieri, del focolare domestico, della ragionevolezza e della pace, ha abbracciato la rappresentazione della donna vincente, quella in carriera che non deve chiedere mai, che prende tutto quello che merita e spesso anche quel qualcosa in più che non le apparterrebbe, che misura le proprie passioni a seconda di quanto possano intralciarle nei propri progetti, quella cinica ed aggressiva; in pratica la perfetta rappresentazione di quanto hanno da sempre odiato e denigrato di più: il maschio nella sua peggiore accezione.
Come recita lo slogan di una serie televisiva, che ha l’obiettivo dichiarato di far apparire Sex & The City un polpettone melenso pieno di sentimenti e buoni propositi, “noi non cerchiamo Mr. Big; noi siamo Mr. Big”; che, parafrasato, vuol dire né più né meno “noi non cerchiamo uno stronzo che ci sfrutti, ci domini facendo leva sui nostri sentimenti e ci faccia sentire deboli, siamo noi quello stronzo”.
Quindi, basta con ricorrenze sterili e prive di significato come l’8 Marzo.
Basta con proposte di leggi discriminatorie come quelle sulle quote rosa.
Le donne ce la fanno da sole a raggiungere la completa emancipazione.
Dopo aver cercato per anni di convincerci di quanto siano migliori, quanto di più e diverso abbiano da offrire alla società civile e al mondo del lavoro, quanto sarebbe stato migliore e più pacifico un mondo in cui esse avessero più voce, hanno capito quale fosse la strada più semplice ed eccitante da percorrere: se vuoi combattere un arrogante, stronzo, menefreghista, freddo, meschino, vizioso, corrotto, approfittatore e privo di scrupoli, battilo sul suo stesso campo.
Con buona pace di chi sperava che l’auspicata avanzata delle donne nella società potesse portare davvero aria nuova e maggiore moralità in questo mondo maschilista ed egoista.
8 commenti a “Stronza come un uomo”
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Mi sembra che l’argomentazione sia piuttosto valida. Ma non posso, non notare, che se una donna non ha fatto la velina o non ha fatto …….. ad un uomo politico, non potrà mai emergere in modo indipendente.
Non vedo un progresso significativo delle donne! Perlomeno in Italia.
Renato, che il problema sussista è evidente e non è mia intenzione minimizzarlo.
Non bisogna, però, ignorare un importante dato, che da solo spiega quanto questo problema sia culturale: solo il 5% delle donne preferirebbe avere un capo donna. Contro un 11% di uomini che esprimono la stessa preferenza (sondaggio Monster pubblicato da Il Sole 24 Ore del 1° Dicembre).
E lo stesso atteggiamento è riscontrabile in politica, dove le donne preferiscono comunque un rappresentante maschio.
Sino a che le stesse donne non supereranno questi loro pregiudizi, è difficile che qualcosa cambi in meglio.
Per Novecento
saltando le statistiche, certamente valide, mi sembra che la tua parte finale sia allineata a quanto ho espresso.
Mi piacerebbe sentire il commento da parte di una donna che si esprimesse serenamente.
Renato
Non posso che sottoscrivere le tue riflessioni. La donna che perde, assieme al cliché della madre e casalinga, anche la propria femminilità, è una donna ancora in cerca di un’identità, di un suo posto nella società che non sia solo di “reazione”. E la prima vittima di questo altro cliché è la donna stessa.
Se una cosa le donne devono imparare dagli uomini è proprio il cameratismo, inteso nel senso più ampio del termine, inteso come solidarietà di genere.
Per ora, a mio parere, le donne sono impegnate in troppe guerre, su troppi fronti.
V
A me piace che ci sia una giornata dedicata alle donne. Che almeno quel giorno si possano sentire unite, che ricordino ai signori uomini che anche loro esistono, che lo dicano in un modo o un altro, come preferiscono. Poi ognuno interpreti come vuole. Un mazzetto di mimosa, un cioccolatino, una piccola festa…che male fanno, non hanno mandato mai nessuno in rovina. E più guardo gli uomini più sono felice di essere donna.
Che festa inutile
Davvero senza senso . . .
Credo che la cosa più drammatica sia aver creato una festa con tutto il susseguirsi di augurini e mimosine per un giorno che è legato ad una delle ricorrenze più tragiche che il mondo del lavoro (non solo femminile come in quel caso) abbia conosciuto. Bah.
Il tuo post in ogni caso si completa e si commenta per quel tuo “le donne ce la fanno da sole a raggiungere la completa emancipazione”.
Un saluto
[...] mendicanti di attenzioni, gentilezze e gesti di sana cavalleria. Oggi vogliono essere loro il Mr. Big di Sex & The City, non esserne le vittime. Ma, allo stesso tempo, non sono soddisfatte dalla [...]