
Da tempo si attende il sorpasso della rete nei confronti dei media tradizionali.
Un sorpasso vaticinato più e più volte da ogni dove. Alcuni suoi segnali sono già visibili, uno dei più importanti è rappresentato dall’aumento esponenziale degli investimenti pubblicitari sulla rete.
Ma nella realtà i media tradizionali, invece di trasformarsi adeguandosi agli standard della rete, stano trasformando la rete in un contenitore più adatto ai propri formati.
L’informazione – per la quale si prevedeva un rivoluzionario cambiamento di rotta, una nuova orizzontalità e la partecipazione collettiva ai contenuti – si è trasferita sulla rete come un macigno: stessi attori, stessi protagonisti, stessi formati e stesse inefficenze che hanno caratterizzato, per decenni, la loro esistenza su carta o video.
La collettività non fa nulla di differente rispetto al passato: discute le notizie, le constesta, le approva, ne fa sberleffo come da sempre ha fatto in bar e uffici. La differenza è che oggi lo fa su blog e social media.
Del resto, i pochi blogger che fanno informazione sono quelli che per mestiere sono giornalisti.
La stessa pubblicità, oltre a concentrarsi sulle trasposizioni online di quelle realtà di informazione e comunicazione già presenti tra i media tradizionali si avvale degli stessi identici meccanismi utilizzati al di fuori della rete: banner collocati in siti e portali molto frequentati come fossero stazioni della metropolitana; minivideo come fossero spot televisivi; articoli di blogger noti e compiacenti come fossero soubrettine e personaggi curiosi prezzolati in talk show e trasmissioni popolari.
I media tradizionali non stanno cambiando in nulla e per nulla.
In cambio, però, è la rete a cambiare: si sta commercializzando e istituzionalizzando.
Il modello vincente, quello che ha funzionato con successo per 50 e più anni, sta fagocitando quell’idea utopistica di una rete libera, indipendente e non imbrigliabile.
Un commento a “Internet della Sera”
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Interessante osservazione.
Credo che l’informazione internettiana sia capillare, fruibile e divertente. Ma possiede ancora parecchie lacune.
Dal punto di vista editoriale la lacuna è una sola: sebbene cresca a livello pubblicitario, i suoi numeri sono lontanissimi dalle cifre dei media tradizionali.
Io adoro intrernet, ma lo adoro per il suo aspetto folcloristico: come hai giustamente affermato i pochi blog che fanno vera informazione sono redatti da professionisti. E questo perché chi lavora nel settore conosce bene la differenza tra un fatto e un’illazione (spesso confusa per “informazione libera”).
A me diverte per questo: il folclore e la veracità dei contenuti, ma anche lo sforzo, guizzi di rara intelligenza, concrete attitudini (tra i blogger ci son veri talenti).
L’immobilità dei mezzi di comunicazione tradizionali, invece, mi stupisce sempre più… comincio a credere che chi può decidere non abbia mai navigato, si comporta come non sospettasse nemmeno della dimensione del fenomeno!