Uomini (e donne) delle caverne

theflinstones

Hey dico a te, essere umano ipertecnologico, capace di comunicare in un istante con persone dislocate in qualunque punto del pianeta, di spostarti tra continenti in poche ore; a te che mangi con forchette d’acciaio, indossi abiti in tessuti che non esistono in natura, che ti sposti con automobili in grado di parcheggiare da sole e non ti perdi nel cortile di casa grazie al tuo navigatore satellitare; a te che risolvi calcoli complicatissimi grazie al tuo sofisticato computer senza neppure sapere di farlo; a te che ti cibi di prodotti che hanno fatto l’intero giro del globo e bevi liquori distillati a migliaia di chilometri da casa tua: sei proprio certo di avere interposto una così grande distanze tra te e i tuoi antenati che vivevano in caverne, si cibavano di carne cruda, hanno impiegato centinaia di anni per inventare la ruota e utilizzavano attrezzi in pietra?

Se tu, proprio tu, per uno scherzo del fato, ti trovassi in un istante proiettato indietro nel tempo di 10.000 anni, in mezzo alla natura selvaggia, esposto alle intemperie ed alla fauna selvatica, senza avere con te attrezzi moderni – neppure un coltellino svizzero – e con l’esigenza di sopravvivere e rendere la tua il più confortevole possibile date le circostanze, saresti in grado di realizzare quei piccoli oggetti indispensabili alla tua evoluzione che oggi dai per scontati come un coltello, dei mattoni, una casa con acqua corrente e scarichi, delle scarpe e dei vestiti? Saresti in grado di realizzare una pur rudimentale lampadina ed una altrettanto rudimentale dinamo per avere corrente elettrica?

Ti sarà forse capitato di vedere qualche documentario su Discovery Channel, o essere addirittura un appassionato fan della famiglia Angela, ma sapresti trovare e lavorare minerali ferrosi per realizzare una pratica forchetta o una pentola in acciaio INOX con doppio fondo termico?

Sapresti trovare la giusta argilla per realizzare i tuoi mattoni e tirare su la tua nuova dimora senza che questa ti crolli addosso e lavorare la terracotta per realizzare tubature, contenitori e portapenne?

Sapresti riconoscere le piante medicinali con le quali allevviare il tuo mal di testa, il dolore alla cervicale o sopravvivere ad una infezione?

Certo che quella remota eventualità ti vedrà ripombiare all’età della pietra, terrorizzato e nascosto in una caverna mentre cerchi di ricavare rudimentali coltelli di selce per cacciare animali che nel vederti così malmesso conterranno a stento la loro ilarità, il TNP ha deciso di avviare una serie di articoli che conterranno tutte le indicazioni del caso per riscoprire i fondamenti della nostra civiltà e quelle piccole grandi scoperte tecniche e tecnologiche che ci hanno permesso, oggi, di diventare quella civiltà incoscente e distruttiva che siamo.

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10 commenti a “Uomini (e donne) delle caverne”

  • Rick says:

    io sono bravo a riconoscere le ortiche e a distinguere una biscia da una vipera. Serve ?

  • Flavio says:

    Conosco animali e piante e so lavorare il legno e le fibre. Mi accontenterò di una capanna e cuocerò i cibi alla brace … del portapenne farò a meno …
    ^__^

  • Novecento says:

    Flavio, ma è proprio quello il concetto: non solo sopravvivere, ma lavorare per un rapido ritorno alla civiltà attuale, magari mirando anche a qualcosa di meglio, nel caso.

  • Mitì says:

    Io sì. Però rimpiangerei molto gli antibiotici e gli antistaminici (ché hai voglia di conoscer le piante, non ce n’è una che funga bene all’uopo, come salvavita, intendo) ;-* 

  • Novecento says:

    Secondo me in una terra ancora vergine ci sarebbero meno virus mutanti e quindi gli antibiotici dovrebbero servire meno di quanto necessitino oggi.
    O almeno c’è da sperarlo…

  • Mitì says:

    Forse sì, ma sino a 100 anni fa si moriva ancora per un semplice ascesso al dente…;-**

  • mizar says:

    No. Non sarei in grado.  Probabilmente se tornassimo all’eta’ della pietra potremmo avere qualche chance di cavarcela, e anche di ritornare alle nostre comodita’ attuali (con qualche miglioria magari). Tuttavia l’uomo nel corso della sua esistenza per semplificare la vita e raggiungere obiettivi sempre piu’ ambiziosi e in meno tempo, ha costruito via via delle infrastrutture, sulle quali poter contare, senza mai dover tornare indietro. Anche il contadino di 100 anni fa sapeva cosa doveva fare, ma non ragionava ancora una volta su come fosse stato inventato l’aratro, o come si sarebbe costruito una roncola (si puo’ dire ?). L’idea di sapere come si ottengono le cose e’ buona e giusta, l’essere assolutamente sicuri di poterle ripetere non e’ mai stato facile dai tempi di Gesu’ Cristo.
    Ci semplifichiamo la vita, certo, questo e’ anche un aspetto del sistema economico della grande produzione, che ci abitua ad avere tutto pronto, ma non dobbiamo dimenticare che si tratta di una sintesi continua, nella quale noi utilizziamo solo il risultato finale per continuare ad avere ulteriori risultati, e soffermarci a pensare di poter tornare indietro, da soli , non si puo’ di certo.

    Tutto sommato gli articoli mi interessano, ma mi serve una stampante perche’ poi se i pc si spengono io come faccio a leggervi ;) ?

  • Novecento says:

    tutto a memoria, mizar, tutto a memoria! :D

  • [...] 2) Novecento , con il suo solito stile brillante, fa riflettere col suo post  “Uomini e donne delle caverne“    [...]

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