Le stazioni ferroviarie sono piccoli universi. In ognuna c’è tutto quello che vorreste trovare e molto di quello che non vorreste mai vedere.
Ci sono ragazze con lo sguardo stanco e triste di chi lascia o fresco e allegro di chi va a riprendersi la propria vita. Non riesco a fare a meno di osservarle cercando di capire dai loro occhi, dalle espressioni, da vestiti e bagagli che tipo di viaggio sia quello che stanno per intraprendere.
Vanno a incontrare il loro amore o stanno tornando a casa dalla loro famiglia? Oppure partono per nuovi mondi, nuove città dove le attendono università, lavori e amori da scoprire?
In stazione ci sono i volti di chi è sconfitto. Di chi ha perduto anche l’ultima battaglia con la dignità e scava nei cestini dei rifiuti; raccogliendo gli avanzi di chi rispetto a loro ha anche poco, poco di più.
Un di più che segna distanze siderali tra i primi e i secondi.
Vi troverete anche quelli che sono li solo per salutare chi parte. Alcuni soffrendo con poca o nessuna dignità quel distacco, altri con invidia, sapendo che per loro quel viaggio non arriverà mai.
Ma nelle stazioni transitano anche le persone come me, quelle che viaggiano senza una meta, solo per vedere, capire, studiare e conoscere un poco meglio tutto quel mondo confuso di cose e persone che, nostro malgrado, ci ruota intorno.
Quelli come me li ricoscete subito: sembrano trovarsi nel luogo sbagliato ed essere sempre vestiti nel modo sbagliato; sono quelli che è difficile capire se stiano partendo, siano appena arrivati o aspettino qualcuno.
Quelli come me si fermano spesso, appoggiandosi a un pilastro o a un distributore automatico di qualcosa, e vi osservano curiosi. Curiosi dei vostri sguardi, delle vostre ansie o delle vostre allegrie. Curiosi di capire perché siate li e dove vorreste, invece, essere. O se, anche voi come noi, non lo sapete dove. E perché.
Nelle stazioni incontro spesso viaggiatori come me; li riconosco subito e loro riconoscono me.
In quelle occasioni ci scambiamo un rapido sorriso, appena accennato.
E non è un sorriso di solidarietà. Vuol solo dire: non guardare me, io non ho la risposta che cerchi.
Un commento a “Viaggiatori”
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