Da alcuni anni non riposa più sotto l’ombra dell’albero di noce, al fresco della campagna. Ora riposa tra i miei ricordi.
I ricordi di un uomo buono e giusto, di quelli di cui c’è sempre tanto bisogno in un mondo che sa solo correre, perdendo per strada il piacere ed il valore dei rapporti con gli altri e delle piccole cose.
Era nato mentre una guerra infuriava in tutta Europa, ed un’altra dovette viverla sulla propria pelle, sopravvivendo agli eserciti ed alla malaria.
E sopravvivendo alla perdita di una figlia, morta ancora bambina.
Era un uomo dai sentimenti e dai valori antichi, eppure moderno ed aperto al confronto. Un uomo che della ragionevolezza aveva fatto la sua bandiera.
Capace di discutere con me, pieno di adolescenziale fervore, elargendo i suoi consigli che mai diventavano un obbligo; lasciandomi la libertà ed il tempo di comprenderli ed apprezzarli.
E di discutere con me, oramai uomo, delle difficoltà della vita; senza giudicare le mie scelte che, a volte, non condivideva.
E mi manca.
Mi mancano i tempi in cui sapevo di poterlo trovare nella campagna a pochi passi da casa, seduto sotto un albero di noce che lui stesso aveva piantato e che oggi, in maniera terribilmente ingiusta, è sempre più alto e rigoglioso.
Tempi in cui mi era di conforto, nei momenti difficili, anche solo sedermi affianco a lui a parlar di nulla. Guardare le fronde dell’albero muoversi al vento e godermi la sua pace, la pace di un uomo vissuto correttamente e con onore.
Saggio di quella saggezza della vecchiaia; delle tante cose viste e vissute. Quella saggezza che sa essere elargita senza pretendere di essere ascoltata o imposta.
Mi ha lasciato con il dolore di non essergli stato accanto quanto oggi avrei desiderato. Di non potergli mostrare cosa sto facendo della mia vita e renderlo orgoglioso di me.
Di non aver colto abbastanza presto il suo messaggio più forte: quello che conta nella vita di un uomo sono gli affetti di cui si circonda, i propri figli, i propri genitori, la propria famiglia.
Il resto è correr dietro al vento.
E mi ha lasciato con un desiderio: diventare, un giorno, saggio come lui.


il grande rispettoso ricordo che ha lasciato in te sarà certamente motivo di orgoglio per lui che ti guarda .
Mio nonno ci ha lasciati 14 anni fa. E io “piango” ancora quando penso a lui, perché era bellissimo, nel volto e nell’anima.Una cosa rimpiango: non aver avuto età e cervello giusti per comprendere che quello che ci insegnava era il rispetto degli altri, l’imparzialità, il coraggio…e non semplici ramanzine o sgridate per le nostre marachelle.
tuo nonno ti ha lasciato moltissimo;ideali, princìpi, desideri. Sono stata alcune volte in Abruzzo, è una regione molto bella e generosa di storia e di sensazioni.
Hai gia detto tutto tu nelle ultime parole del tuo post..
quello che conta nella vita di un uomo sono gli affetti di cui si circonda, i propri figli, i propri genitori, la propria famiglia. Il resto è correr dietro al vento.
Un po di dolore,aiuta a ricordare,e l’amore che ne nasce aiuta a vivere con la V maiuscola.