La distanza tra la sudditanza psicologica e quella culturale è sottile quanto un filo di seta.
Dal mascherare sotto l’egida della correttezza politica e della tolleranza la paura delle possibili ritorsioni da parte di fondamentalisti islamici, all’impedire la libertà di comunicazione e stampa di contenuti che potrebbero urtare la sensibilità di costoro, il passo è quasi impercettibile.
In una civiltà che ha permesso la pubblicazione di un libro come “Il codice da Vinci” o la realizzazione di un film come “L’ultima tentazione di Cristo” piuttosto che mostre come “La Madonna piange sperma“, prodotti editoriali, cinematografici o artistici certamente poco apprezzati da chi ha una sensibilità cristiana, la mancata pubblicazione del libro “The jewel of Medina” da parte della Random House, la più grande casa editrice in lingua inglese del mondo, per evitare di urtare la suscettibilità dei musulmani meno moderati, è prova dello stato di sudditanza culturale che il timore inculcato a colpi di attentati suicidi e jihad da parte degli estremisti islamici è riuscito a generare.
Quanto tempo potrà trascorrere prima che i fondamentalisti cristiani imparino a giocare con le stesse carte?
2 commenti a “Sudditanza culturale”
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ma io penso che si faccia tanto per non urtare la sensibilità dei fondamentalisti islamici perchè con la massa di bombe moderate e non, che gli abbiamo buttato giù in questi anni si ha paura che forse alla fine si alterino veramente più del dovuto.
Alla vigilia dell’attentato alle torri gemelle, guerra di liberazione del Kuwait a parte, non mi pare si fossero buttate tante bombe addosso a paesi “fondamentalisti”.
Eppure questo non li ha scoraggiati dall’eseguire attentati più o meno eclatanti o sanguinosi.