Cosa sarà mai la “blogosfera”, termine tanto recente quanto trito, ritrito ed abusato?
Fondamentalmente un beneamato cazzo.
In pratica tu, un giorno, apri un blog per comunicare al mondo che hai le pustole sotto l’alluce sinistro et voilat, sei parte della blogosfera; ci sei dentro sino al collo.
C’è subito un sacco di gente che cerca di studiarti per capire se sei un pirla, un genio o, molto più semplicemente, uno da sfruttare per i propri fini.
Nel giro di pochissimo tempo – le tue pustole, infatti, non sono ancora guarite – ti trovi circondato da persone che, come zombie menomati delle proprie capacità sensoriali, ti indirizzano verso questo o quel blogger, giurando che di meglio, da leggere nella blogosfera, non c’è.
Tu, che non hai ancora chiaro il concetto di blogosfera e ti era parso di aver solo aperto un blog in cui sfogarti per le pustole all’alluce sinistro, che peraltro ti fanno un male “della madonna”, ti fidi di tanta bella gente e vai a leggere, scovare, riflettere.
E scopri che, tutto sommato, c’è gente che scrive cose interessanti. Magari anche in un italiano forbito e grammaticalmente corretto.
Certo, sul tuo comodino hai la copia di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez che rileggi per la terza volta e nella tua biblioteca ci sono Norman Mailer, Ernest Hemingway e James Joyce tra i tuoi preferiti; pensi che, in tutta onestà, non c’è paragone. Ma questi o son morti o scrivono un libro ogni 6 anni e nel frattempo puoi accontentarti.
Poi, cosa al giorno d’oggi addirittura straordinaria, trovi persone che scrivono per il piacere di condividere, di stare in compagnia e di relazionarsi con gli altri. Capita anche che li incontri di persona, dato che nel frattempo il tuo alluce sinistro è finalmente guarito.
Scopri, così, che sono persone splendide, e che in fondo la blogosfera, qualunque cosa questa termine voglia significare, non è poi tanto male.
Ti capiterà, però, molto presto, di scoprire che tu non sei parte della blogosfera. O meglio, si, ne sei parte, ma il ruolo che ti è stato assegnato è quello del bovino; senza offesa per i bovini che dovessero leggermi in questo momento.
Bovino in quanto esiste una blogosfera rappresentativa, composta dei soliti 10-15 grandi nomi, e la massa bovina che, come tale, è carne da macello.
In pratica tu sei parte della blogosfera, la alimenti con il tuo contributo, come milioni di altri bovini, al solo scopo di sfamare l’immenso desiderio di fama, notorietà e free pass della blogosfera rappresentativa; la vera blogosfera. Quella che si può presentare a mamma e papà; ché a te, non ti si può presentare, invece, neppure al prozio cieco e sordo duro.
Costoro disquisiscono di blogosfera, ne spiegano gli intrinseci meccanismi, spiegano al mondo intero cosa spinga gente comune ad aprire un blog, magari solo per parlare delle pustole che ha sotto l’alluce sinistro, dall’alto della loro autorevolezza ed autoreferenzialismo. In pratica avendo sull’argomento le stesse basi e conoscenze del fenomeno che hai tu, con la differenza che tu lo sai perché hai aperto un blog e loro, molto probabilmente, no.
Sin qui, transeat; nulla di nuovo sotto il cielo.
Non fosse che poi, ogni tanto, direttamente od indirettamente qualcuno dei baciati dal dio della blogosfera fa insinuazioni sulla pateticità di taluni blogger, colpevoli di pensare con la propria testa, a ragione o a torto, e, soprattutto, di non poter esibire un pedigree sufficientemente blasonato da poter essere ricompresi nell’elite di chi la blogosfera può permettersi di rappresentarla.
“Sfigati” è il termine più frequentemente utilizzato o sottinteso per apostrofare il blogger bovino. Sfigato perché se avvia una discussione contrapponendosi al pensiero dell’elite lo fa solo per avere visibilità, per deficienza intellettuale o affettiva oppure perché sicuramente titolare di una vita sociale o professionale nulla: del resto se tu fossi così importante da essere invitato ad un keynote di Steve Jobs a Dallas piuttosto che ad un aperitivo con il CEO di Microsoft a Dubai, loro lo avrebbero saputo.
Sei un bovino, ed ogni tanto è giusto che questo ti venga rammentato: a costoro è stato affidato l’ingrato compito di farlo.
Perché le discussioni sulla rete sono discussioni che, si, provengono “dal basso”, ma mica poi tanto in basso. Che poi, “basso”; si fa per dire.
Tuo compito ed obbligo è quello di inserire contenuti e fornire materiale utile alle discussioni. Poi loro ti spiegheranno perché le hai avviate, come vadano gestite e quali sono le risposte.
Ma, soprattutto, ti spiegheranno come mai quelle tue idee in effetti siano loro. Dal momento che, su quell’argomento, hanno già frequentato 15 seminari organizzati dalla Lines e frequentato un Master sponsorizzato dalla Durex. E quindi loro, e solo loro, potranno scrivere l’ultima parola in merito.
Tu non sei in alcun modo autorizzato a discutere o ad avere idee differenti. Se lo fai o le hai ti rammenteranno subito che sei uno sfigato bovino, quindi torna nella tua stalla in buon ordine.
Le liti sono concesse solo a certi livelli, all’interno dell’elite stessa. Tra loro possono scannarsi liberamente, darsi contro e discutersi addosso l’un l’altro. Tanto, due giorni dopo, saranno tutti insieme a bere un Long Island Ice Tea ed a darsi pacche sulle spalle al convegno indetto dalla Pampers a Barcellona che tratterà l’argomento “Il web 2.0 e l’incontinenza: Il blogger perde troppo tempo se costretto ad alzarsi per andare a pisciare“.
So che quello che ho descritto sin’ora non è, né più né meno, che lo specchio della nostra società in cui le stesse identiche elite sono presenti sul posto di lavoro come in politica.
E proprio perché lo so bene quanto voi, dobbiamo smetterla di prenderci per il culo.
Smettiamo di definire il web 2.0, blogosfera inclusa, un posto in cui le discussioni sono “orizzontali” e le conversazioni provengono “dal basso”: sono cazzate buone da raccontare a qualche povero cristo che non ha ancora avuto modo di viverli il web 2.0 e la blogosfera.
Perché qui, come nella vita di tutti i giorni, di “orizzontali” o che provengano “dal basso” ci sono solo cazzi pronti ad infilarvisi proprio dove state, in questo momento, immaginando.
Post Scriptum: In questo articolo non sono indicati nomi, cognomi o, tantomeno, link relativi a fatti o testi che mi hanno portato alla stesura di un simile contenuto.
Del resto immagino che i più riusciranno a comprendere agevolmente di chi e cosa stia parlando.
Non sono presenti non per timore di “ritorsioni” o polemiche, ma per evitare che le risposte a quanto scritto possano essere osservazioni sulla mia ortografia o grammatica piuttosto che giustificazioni legate alla mia esclusione da BlogBabel o dalla mia scarsa conoscenza della lingua urdu. Consentendo, questo, di spostare l’asse della discussione su questioni di bassa macelleria.
Ché, tra l’altro, di persone pronte a rammentarmi la mia condizione bovina ne avrei già piene le palle.E scusate il francesismo.

Non so, di solito non entro in queste varie polemiche, ma voglio appoggiarti perché bene o male abbiamo detto le stesse cose con modalità diverse.
Che poi, a guardar bene, io, te e tanti altri ce ne fottiamo di cosa viene dopo. Scriviamo quello che pensiamo, indipendetemente dalla reazione e stop.
Lo scrivo perché ho voglia; lo scrivo perché lo sento; eccetera. Non perché voglio il link o chissà cosa.
Cioé, non so se vergognarmi a dirlo, ma io ci credo ancora nel potere orizzontale della Rete. Abbiamo in mano un mezzo straordinario, una sorta di esperimento utile per tante altre cose “più reali” magari.
Sarebbe un peccato mandare tutto a puttane.
L’ultimo post di sonounprecario: Fiumicino, c’avemo n’problema
Alessandro, il problema è che, fondamentalmente, anche io mi ostino a credere che sarebbe possibile avere una rete orizzontale.
E quando vedo violenti tentativi, quasi sempre vincenti, di verticalizzazione, mi prudon le dita.
[...] questo settembre così accesso e carico di discussioni bloggerecce, ho fatto una gran fatica a star dietro a tutti. Ché non [...]
Amen
Mi inchino di fronte a cotanto spirito analitico. E sottoscrivo in calce.
Una cosa però mi turba: ma la Durex non dovrebbe sponsorizzare “seminari”?! Dico, giusto per darsi un tono e arrivare con la soluzione già bell’e pronta…
L’ultimo post di Nemo: Basta poco [Flickr]
L’ho capito dopo 2 giorni che la blogosfera è un’élite.
Personalmente non faccio la bovina, appartenendo alla minoranza dell’1%.
valentina
L’ultimo post di valentina: Effetto Axe
mpf, missa est…
Nemo, la Durex non sponsorizza seminari per paura di essere accusata di conflitto di interessi
valentina, e cosa fa la minoranza dell’1%?
Sono un po’ in difficoltà. Io ho visto mooolto da vicino la ‘casta’ del quale tu parli. Ma non ho una posizione così negativa come la tua. E’ normale che si formi un’elite di persone forse più brave, sicuramente più scaltre e più inserite nelle logiche della rete. L’importante è che questa ‘casta’ non si comporti accusando il 99% della rete di essere sfigati. A me questo non è ancora capitato, non direttamente perlomeno.
Il mio post viola contro blu è datato proprio 17 settembre. Chissà…
Nel frattempo potresti mandare anche a me il codice PHP del blogroll casuale!!
Non è che io l’abbia con qualcuno di specifico, Samu. E’ un certo tipo di atteggiamento che può non rivelarsi con alcuni, ma che serpeggia come posizione mentale in molti.
Blogroll in arrivo via mail.
[...] So bene che è polemica trita e ritrita quella che ho già affrontato qualche settimana fa. [...]
[...] d’accordo con lui fino a ieri. Ma ho cambiato idea dopo aver letto il post di Novecento e dopo essermi attentamente ascoltata il video relativo alle dichiarazioni di Vichy Gitto affermato [...]
ebbravo il ragazzo! non hai tutti i torti però nemmeno tutte le ragioni. Diciamo che puoi limare l’argomento e suddivederlo in più post. così la blogosfera ti legge e diventi famoso. Perchè tu hai un blog per diventare famoso, vero??
L´ultimo post di PiccoloSocrate: Guida per Ikariam: diversificate la strategia per vincere
PiccoloSocrate, la fama non è necessariamente “il male”.
Si può diventare famosi pur senza camminare sulla testa degli altri, ma certo è più complicato e richiede maggiori doti.
E poi io non voglio diventare famoso.
Voglio solo diventare celebre e indimenticabile…