Signor Giudice

Si, signor Giudice, è stato duro l’anno di isolamento a cui mi ha condannato l’ultima volta. Certo che però, insomma, se l’è presa parecchio, eh. Non le è sembrata una condanna piuttosto dura, cazzo?

Come dice? Non posso dire cazzo in sua presenza? Sul serio? Ah, giuro non sapevo.

No, non ci tengo a farla innervosire, non era mia intenzione, le assicuro.

Se mi piacerebbe tornare a poter stare insieme a tutti gli altri carcerati come me? Quindi poter avere l’ora d’aria, chiacchiere inutili, discorsi vuoti – sempre gli stessi – senza potersi scegliere la compagnia…

No, le assicuro non stavo facendo dell’ironia, stavo pensando…

Ecco, lo vede, cazzo? Lei si impermalosisce troppo facilmente.

Ah, ho detto di nuovo cazzo? Scusi non me ne ero reso conto.

Ma no, non lo sto facendo apposta, cazzo, glielo giuro. Ops, l’ho ridetto?

Ma che vuol dire che se continuo così mi condanna ad un altro anno di isolamento? Su, brutto coglione, non dirà mica sul serio?

No, davvero, non volevo offenderla, mi è sfuggito. E poi oramai pare che non ci siano più insulti lesivi della dignità delle persone, lo avete deciso voialtri.

Come chi? Voialtri, voi giudici. Che sarò pure in isolamento, ma i giornali li leggo anche io.

Senta, faccia come vuole, tanto ragionar con lei è come parlare ad un muro. Un brutto muro, oltretutto, se mi permette.

Ah, non mi permette, e chi se ne frega, mi perdoni.

Quindi mi condanna ad un altro anno di isolamento completo?  Non potrò frequentare per un altro anno gente noiosa, sciocca, leggera, che non ha nulla da dire, che pensa solo a raccontare, e male, se stessa, incapace di ascoltare gli altri, e a dovermi guardare intorno sospettoso per non essere fottuto appena volto le spalle? Gente come lei, in pratica?

Come adesso sta davvero esagerando? La verità è che lei non apprezza la sincerità, tutto qui. Io intanto torno al mio isolamento. E lo sa? Non vedevo l’ora, stronzo.

Le donne che ti presentano

Se hai tanti, troppi amici ammogliati, conviventi o fidanzati dal paleolitico e tu sei single, capita che questi, a turno si convincano sia loro dovere cercare di presentarti una loro amica, una che con te condivide unicamente lo status di single.

E siccome ti conoscono, anche se mai abbastanza bene evidentemente, organizzano tutto a tradimento, ben sapendo che altrimenti l’eco dei tuoi “smetti di drogarti con della robaccia, coglione” si spegnerebbe nel loro cervello solo a distanza di mesi.

Così, di fronte al ristorante prescelto, ti trovi davanti al fatto compiuto.
E che non sia una casualità lo capisci dallo sguardo tirato dell’amico che ti ha appena giocato lo scherzo (spinto presumibilmente da ottime motivazioni: mica può sopportare il fatto ci sia gente della sua età, addirittura amici, che non si lamentino con lui dei casini che hanno con la propria donna e no, non ce la fa, non ci arriva, non può credere ai tuoi va tutto benissimo, a posto e in ordine) e dal’inevitabile, quanto ridicolo, balletto al tavolo al momento di sedersi, necessario a far si che capiti del tutto casualmente di fianco o di fronte alla vittima sacrificale della serata.

Sicuramente la povera donna di suo non avrebbe neppure colpe particolari; è persino carina e ha il pollice opponibile. Non fosse per un piccolo dettaglio: lei sapeva che la serata sarebbe stata improntata allo spirito cristiano del non abbandiamo un single al suo triste destino e tu no. E tanto basta.

Così metti a tavola il peggio di te conferendo alla parola stronzo nuovi e insospettabili significati: flirti con la cameriera, la interrompi di continuo mentre parla, scusa come dicevi? non stavo ascoltando, ti sei sporcata mentre mangiavi, che lavoro hai detto di fare? uh, che roba noiosa dev’essere.

Nel frattempo guardi la faccia del tuo amico: tiratissima. Perché sa che oltre alla figuraccia che sta rimediando, pagherà inesorabilmente per quello scherzo; lo capisce perché ti conosce e perché gli elargisci sorrisi rassicuranti che neppure Jack Nicholson in Shining.

Pensi anche che la moglie del tuo amico sarà incazzatissima con te per come ti stai comportando. Ma pure con suo marito, e questa sarà la parte più divertente.
Invece no: ti accorgi che mentre propini al pubblico non pagante il tuo show lei trattiene a stento le risa e, quando si alza per andare in bagno, giureresti stia cercando di trattenere a forza le lacrime. Ché le donne, altro che solidarietà: son cattive dentro.

Quando, finita la cena, arriva il momento dei saluti è un sollievo per tutti. Per lei, che evidentemente interdetta si guarda intorno sospettosa alla ricerca di una telecamera nascosta, e per il tuo amico che vuole evitare a ogni costo d’essere preso da parte non essendosi ancora preparato una difesa degna di tal nome.

Tu vai via e decidi di fare una deviazione per fermarti nel locale del tuo amico, quello che quando ti vede entrare tira fuori la bottiglia che sa dallo scomparto sotto il bancone e ne versa uno per te e uno per se prima ancora di salutarti. Quello che se sei seduto sullo sgabello del banco mentre serve il via vai di clienti e ti vede ridere da solo, non fa domande.

Ride anche lui.

Dopodomani parto

Domani parto. No, ho deciso, domani parto e non torno più.
Come dov’è che vai? Ma che domanda è dov’è che vai?
Vado, vado via. Via mi pare già un indicazione chiara e completa.
Si, lo so che via non è una città, un nazione e neppure un continente.
Va bene, lo ammetto, via è un po’ vago, contenti?
Eppure io vado via e non insistete, non resto.
Ah, non insistete? Meglio, ecco.
Perché ho proprio voglia, anzi bisogno, di andare via e non tornare più.
E no, non mi mancherete; nessuno di voi mi mancherà.
Sarò lì, nel posto in cui andrò e penserò ai fatti miei, al colore del cielo, persino alla forma dei sassi ma a voi non penserò mai. Mai.
E quando sarò lì, via insomma, mi troverò un lavoro bello, di quei lavori che li guardi e dici: “beeelloooo, lo voglio fare anche io!”
Di quelli che la mattina sei contento di alzarti e andare a lavorare e che quando torni a casa non sei neppure stanco, anzi ti manca già quel lavoro bello che fai tutto il giorno.
No, non lo so che lavoro sarà, so solo che è un lavoro bello. E se un lavoro è bello lo vedi subito, che bisogno c’è che ora stia qui a spiegarvi che lavoro è.
E con quello che guadagnerò facendo quel lavoro bello mi compererò una casa, né troppo piccola, né troppo grande. Con un giardino ricoperto di erba verde, una camera da letto, un bagno, una cucina, un soggiorno, una cantina e no, nessuna stanza per gli ospiti, che io di ospiti non ne voglio. Sareste capaci di venire a cercarmi e piazzarvi in casa mia per settimane.
E comunque ora vi saluto e vado, ché devo andare a preparare le valige. No, non so ancora cosa ci metterò dentro; un po’ di tutto credo, ma non troppo. Non voglio viaggiare con valige pesanti. I biglietti, quelli, li farò poi, direttamente in stazione o in aeroporto, vedremo.

Solo, adesso che ci penso, non sono andato in banca a ritirare i soldi che mi serviranno per il viaggio; i biglietti, il mangiare, libri e riviste, quelle robe lì. Certo, potrei usare il bancomat, ma chissà se ne troverò andando via.
E anche le valige. Ne ho solo una, non so se sarà sufficiente a tener dentro tutto.
Dite che dovrei rinviare? Si, forse avete ragione. Resto ancora un po’ a farvi compagnia. Del resto quando sarò andato via non vi rivedrò più, tanto vale approfittare ora. Prendo una birra anch’io, la solita, si.
Domani sera? Si, certo possiamo vederci qui. Domani farò i giri che devo e poi ci si vede qui, come al solito.
Ma dopodomani parto. Dopodomani parto e non torno più.
Dopodomani vado via.

Una porta dove non dovrebbero esservene

L’oblio trascina con se il ricordo, i contatti, la vicinanza di una persona amata e perduta; un oblio inevitabile, fatto di contatti radi se non inesistenti laddove prima c’era condivisione di spazio, di pensiero, di odori e calore. Un oblio spesso indispensabile per riprendere in mano la propria esistenza e tornare ad affrontarla con la necessaria serenità ma che miete, nel suo inarrestabile percorso, vittime incolpevoli.

Persone che hai conosciuto, amato e stimato attraverso la presenza di chi oramai non fa più parte del tuo presente ne rimangano coinvolte. Non smetti di pensarli, ma neppure riesci a rapportarti con loro; provi il disagio di chi è senza titolo e autorizzazione. Di chi mantiene aperta una porta dove porte non dovrebbero esservene più.

E allora prendi le distanze, la scelta più semplice e vigliacca allo stesso tempo. Lasci che il gorgo dell’oblio li trascini con se, li porti lontano, involontariamente addossando loro colpe e ragioni che non hanno mai avuto.

Poi, d’un tratto, ti ritrovi a pensarli sentendoti male, colpevole. Colpevole di sapere che saranno solo le brutte notizie ad arrivare sino a te dal momento che, un giorno, senza ragione, hai smesso di condividere con loro le belle e le quotidiane.

Eppure sai di voler loro bene. Sai che nulla hanno loro a che fare con quello che la vita ti ha dato, tolto o con ciò a cui hai rinunciato seguendo percorsi che nulla avevano a che vedere con essi e molto solo con te.

Sai di non avere scuse e ti nascondi dietro porte che non dovrebbero esservi e provi a non pensare; a non pensare che c’è qualcosa di sbagliato in te, in quelle paratie stagne che hai creduto essere indispensabili, sagge e adulte.

Paratie che avrebbero dovuto conservare al loro interno i tuoi progetti, il tuo futuro, i tuoi sogni, te stesso. E che, invece, hanno chiuso fuori parti importanti della tua vita, di quello che sei, dell’uomo che pensi di voler essere illudendoti, troppo spesso, di esserlo già diventato.

Vizi

Fa già freddo, anche se non freddo freddo. Tutto sommato si riesce ancora a restare fuori a fumare una sigaretta senza ghiacciare.
Soprattutto se la serata è stata particolarmente alcolica, il che, almeno per me, vuol dire nella maggior parte dei casi.

Da quando è diventato impossibile fumare nei locali, superati i primi momenti di sconforto, ho imparato ad apprezzare le opportunità offerte dall’essere costretto a uscire fuori per una sigaretta.

L’essere un fumatore, oltre al ricevere inevitabili paternali da ogni dove, persino da sconosciuti, ti concede la possibilità di sganciare conversazioni noiose, banali, fastidiose se non addirittura snervanti.
Con un semplice “esco a fumare” sei libero. Libero di pensare per un po’ ai fatti tuoi, rilassarti o far sbollire il nervosismo. Oltre a fumare, ovviamente.

In alcuni casi, quando altri dannati tabagisti approfittano del tuo scatto per guadagnare la porta ed escono insieme a te ad assumere l’indispensabile dose di nicotina – o per fuggire dal tuo medesimo destino – puoi fare scoperte interessanti.
Puoi conoscere persone che sino a quel momento, pur avendole avute al tuo stesso tavolo, non conoscevi. Il magico momento di relax provocato dal fumare quella adorata sigaretta spegne ogni conversazione precedente. Ognuno vuole godersi quel momento il più a lungo e in pace possibile.

Le conversazioni si ammorbidiscono, i punti di interesse si spostano e le possibilità di scoprire interessante una persona che sino a pochi istanti prima consideravi nel migliore dei casi insignificante, aumentano.
Quel punto in comune, l’essere odiosi fumatori, gente che non bada alla propria salute, pazzi che si danneggiano con le loro stesse mani, crea, in alcune fortunate situazioni, una sorta di fratellanza.

E allora parli, ridi, sorridi, conosci.
Ti accorgi che fumare, in fondo, non è quel terribile vizio che si racconta in giro. Non sempre, almeno.

Un unico, lunghissimo, giorno

A volte gli amici li perdi di vista e non sai più dove siano perché la vita, le guerre, i sogni, gli amori e i viaggi ti distraggono.

A volte se ne vanno lontano, verso altri luoghi, altri lavori; a inseguire sogni e amori; a combattere battaglie che non puoi combattere con loro.

Ma sono sempre lì ad aspettarti.

Ad aspettarti davanti ad una bottiglia di birra per poterti raccontarti le tante cose nuove che sono successe.

Come fosse trascorso solo un unico, lunghissimo, giorno.

Le età del Natale

Christmas

C’è il Natale che si aspetta da bambini: quello dei regali ricevuti, dell’aver intorno tanta gente con cui giocare e divertirsi. Il Natale pieno di mistero.

Poi arriva il Natale dello stare in casa con parenti tutti antipatici; quello del tempo buttato via per stare a tavola invece che con gli amici; dei regali che si ricevono ma che quasi mai sono quello che si sarebbe voluto avere.

C’è il Natale in cui i regali, invece, si fanno; in cui si corre qua e là per trovare quello giusto, quello speciale, quello richiesto.
Il Natale in cui sei tu a cucinare, a preparare ed organizzare; quello in cui sei stanco, ma in fondo è stato divertente.

Arriva poi il Natale in cui sono tuoi i bimbi che sgranano gli occhi davanti alle mille lucine, ai pacchi regalo; quello dei parenti che non vedi da tanto e dei parenti che anche una volta l’anno è troppo. Dei regali pratici e della complicità.

Infine c’è il Natale con la tua famiglia, i tuoi figli, i tuoi nipoti. Quelli che studiano lontano, lavorano lontano e li vedi sempre poco, troppo poco.
Il Natale che vorresti durasse tutto l’anno, in cui hai finalmente intorno tutti i tuoi affetti; che ti da la dimensione di ciò che sei stato e di ciò che rimarrà di te. Perché sai che il Natale non è infinito. E lo apprezzi ogni anno di più.
Il Natale in cui, dei regali, non ti interessa un accidenti.
Averli tutti intorno a te è il tuo regalo.

Qualunque sia il vostro Natale, Buon Natale a voi.

Promemoria per me

Cose da fare appena avrò tempo:

farmi sistemare i capelli che, d’accordo lasciarli allungare sino a che non si stanchino loro di crescere, ma almeno mantenerli in una forma che mi classifichi fra gli appartenenti alla specie umana e non a quella vegetale africana;

portare l’auto dall’elettrauto, ché di lottare con la chiusura centralizzata tutti i giorni sta diventando snervante;

andare a cena fuori in piena tranquillità, so che è una velleità e non una necessità impellente, ma rivedere gli amici per più di 15 minuti potendo fare della sana conversazione fa bene alla salute;

scrivere più cose intelligibili su questo blog, anche questa non una necessità ineludibile ma certamente rilassante e piacevole;

Ecco, appena smetterò di lavorare per 15 ore al giorno devo ricordarmi di fare queste cose qui, magari anche in ordine sparso…

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