Autorevolezza ed autoritarismo

Essere autorevoli significa essere riconosciuti spontaneamente da chi ci circonda quale persona degna di fiducia e di essere ascoltata. Essere fonte di riflessioni anche per chi non comprenda o condivida appieno i ragionamenti che sottendono le nostre argomentazioni.

Essere autoritari significa imporre il nostro punto di vista a chi ci circonda, obbligando anche chi non lo condivide ad accettarlo sotto il peso del potere e della posizione di privilegio di cui godiamo. Minacciare, insultare, e camminare sulle teste di chi farebbe scelte differenti rispetto a quelle da noi propugnate.

Credo che, negli ultimi tempi, la perdita di autorevolezza di alcuni ormai ex-guru della blogosfera li stia portando a tentare la via dell’autoritarismo: quello che non puoi ottenere con le tue buone motivazioni e la tua autorevolezza, puoi sempre tentare di ottenerlo con l’autoritarismo.

La storia ci ha insegnato che questo è il primo passo verso il crollo.

Per essere autorevoli basta un sussurro. Per essere autoritari basta urlare più forte di tutti gli altri.

Sguazzando nel fango (con la benedizione di Gianluca Neri)

So bene che è polemica trita e ritrita quella che ho già affrontato qualche settimana fa.

Quello che però mi stupisce di più è l’impressione si sia avviata una campagna dal titolo “Diamo ragione a quel pirla di Novecento“.

Ad aver sollevato per ultimo il vessillo di condottiero in questa crociata è uno dei nick più noti della blogosfera: Gianluca Neri alias Macchianera.

E’ evidente che chi si sta profondendo in tale disumano sforzo non lo faccia per rafforzare la mia credibilità: probabilmente non ha neppure una lontana idea di chi io sia.
Lo fa con genuino impegno e, sembrerebbe, senza troppi sforzi.

Dice infatti il Guru, il Signore e Padrone di tutte le Reti, Gianluca Neri alias Macchianera: “Se questo è il miglior uso che riuscite a fare della libertà che internet concede – ovvero fare gli animali e dire cose da animali su FriendFeed – beh, c’è da pregare che ora che l’avete scoperto restiate confinati su FriendFeed.

Ma non abbastanza contento di trattare altri blogger noti e meno noti, e quindi sfigati, come non si farebbe neppure all’asilo alla tenera età di 5 anni, tenta immediatamente, e con estremo successo, una recessione all’età di 2,5 anni: “Beneforti, hai ragione. Uno più sveglio vi lasciava qui a sguazzare nel fango. Il problema tuo è che invece stai già dando il massimo. Niki: brava, vedi che se ti ci metti… Catepol, vuoii che qualcuno faccia occhio per occhio? Io ci sto: meno male che sei almeno simpatica.

Non temete; ci lascia “qui a sgazzare nel fango”, è vero. Ma tutto sommato in discreta compagnia.
Insomma, noi si sarà in qualche centinaia di migliaia di blogger e si sguazza tutti insieme, senza troppe preoccupazioni.

Ma tu, Gianluca Neri alias Macchianera, con chi è che sguazzi? E soprattutto, dove?

(qui il contesto)

E mi sarei anche un po’ rotto i coglioni

Cosa sarà mai la “blogosfera”, termine tanto recente quanto trito, ritrito ed abusato?
Fondamentalmente un beneamato cazzo.

In pratica tu, un giorno, apri un blog per comunicare al mondo che hai le pustole sotto l’alluce sinistro et voilat, sei parte della blogosfera; ci sei dentro sino al collo.
C’è subito un sacco di gente che cerca di studiarti per capire se sei un pirla, un genio o, molto più semplicemente, uno da sfruttare per i propri fini.

Nel giro di pochissimo tempo – le tue pustole, infatti, non sono ancora guarite – ti trovi circondato da persone che, come zombie menomati delle proprie capacità sensoriali, ti indirizzano verso questo o quel blogger, giurando che di meglio, da leggere nella blogosfera, non c’è.

Tu, che non hai ancora chiaro il concetto di blogosfera e ti era parso di aver solo aperto un blog in cui sfogarti per le pustole all’alluce sinistro, che peraltro ti fanno un male “della madonna”, ti fidi di tanta bella gente e vai a leggere, scovare, riflettere.

E scopri che, tutto sommato, c’è gente che scrive cose interessanti. Magari anche in un italiano forbito e grammaticalmente corretto.

Certo, sul tuo comodino hai la copia di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez che rileggi per la terza volta e nella tua biblioteca ci sono Norman Mailer, Ernest Hemingway e James Joyce tra i tuoi preferiti; pensi che, in tutta onestà, non c’è paragone. Ma questi o son morti o scrivono un libro ogni 6 anni e nel frattempo puoi accontentarti.

Poi, cosa al giorno d’oggi addirittura straordinaria, trovi persone che scrivono per il piacere di condividere, di stare in compagnia e di relazionarsi con gli altri. Capita anche che li incontri di persona, dato che nel frattempo il tuo alluce sinistro è finalmente guarito.
Scopri, così, che sono persone splendide, e che in fondo la blogosfera, qualunque cosa questa termine voglia significare, non è poi tanto male.

Ti capiterà, però, molto presto, di scoprire che tu non sei parte della blogosfera. O meglio, si, ne sei parte, ma il ruolo che ti è stato assegnato è quello del bovino; senza offesa per i bovini che dovessero leggermi in questo momento.
Bovino in quanto esiste una blogosfera rappresentativa, composta dei soliti 10-15 grandi nomi, e la massa bovina che, come tale, è carne da macello.

In pratica tu sei parte della blogosfera, la alimenti con il tuo contributo, come milioni di altri bovini, al solo scopo di sfamare l’immenso desiderio di fama, notorietà e free pass della blogosfera rappresentativa; la vera blogosfera. Quella che si può presentare a mamma e papà; ché a te, non ti si può presentare, invece, neppure al prozio cieco e sordo duro.

Costoro disquisiscono di blogosfera, ne spiegano gli intrinseci meccanismi, spiegano al mondo intero cosa spinga gente comune ad aprire un blog, magari solo per parlare delle pustole che ha sotto l’alluce sinistro, dall’alto della loro autorevolezza ed autoreferenzialismo. In pratica avendo sull’argomento le stesse basi e conoscenze del fenomeno che hai tu, con la differenza che tu lo sai perché hai aperto un blog e loro, molto probabilmente, no.

Sin qui, transeat; nulla di nuovo sotto il cielo.

Non fosse che poi, ogni tanto, direttamente od indirettamente qualcuno dei baciati dal dio della blogosfera fa insinuazioni sulla pateticità di taluni blogger, colpevoli di pensare con la propria testa, a ragione o a torto, e, soprattutto, di non poter esibire un pedigree sufficientemente blasonato da poter essere ricompresi nell’elite di chi la blogosfera può permettersi di rappresentarla.

“Sfigati” è il termine più frequentemente utilizzato o sottinteso per apostrofare il blogger bovino. Sfigato perché se avvia una discussione contrapponendosi al pensiero dell’elite lo fa solo per avere visibilità, per deficienza intellettuale o affettiva oppure perché sicuramente titolare di una vita sociale o professionale nulla: del resto se tu fossi così importante da essere invitato ad un keynote di Steve Jobs a Dallas piuttosto che ad un aperitivo con il CEO di Microsoft a Dubai, loro lo avrebbero saputo.

Sei un bovino, ed ogni tanto è giusto che questo ti venga rammentato: a costoro è stato affidato l’ingrato compito di farlo.
Perché le discussioni sulla rete sono discussioni che, si, provengono “dal basso”, ma mica poi tanto in basso. Che poi, “basso”; si fa per dire.
Tuo compito ed obbligo è quello di inserire contenuti e fornire materiale utile alle discussioni. Poi loro ti spiegheranno perché le hai avviate, come vadano gestite e quali sono le risposte.
Ma, soprattutto, ti spiegheranno come mai quelle tue idee in effetti siano loro. Dal momento che, su quell’argomento, hanno già frequentato 15 seminari organizzati dalla Lines e frequentato un Master sponsorizzato dalla Durex. E quindi loro, e solo loro, potranno scrivere l’ultima parola in merito.

Tu non sei in alcun modo autorizzato a discutere o ad avere idee differenti. Se lo fai o le hai ti rammenteranno subito che sei uno sfigato bovino, quindi torna nella tua stalla in buon ordine.

Le liti sono concesse solo a certi livelli, all’interno dell’elite stessa. Tra loro possono scannarsi liberamente, darsi contro e discutersi addosso l’un l’altro. Tanto, due giorni dopo, saranno tutti insieme a bere un Long Island Ice Tea ed a darsi pacche sulle spalle al convegno indetto dalla Pampers a Barcellona che tratterà l’argomento “Il web 2.0 e l’incontinenza: Il blogger perde troppo tempo se costretto ad alzarsi per andare a pisciare“.

So che quello che ho descritto sin’ora non è, né più né meno, che lo specchio della nostra società in cui le stesse identiche elite sono presenti sul posto di lavoro come in politica.

E proprio perché lo so bene quanto voi, dobbiamo smetterla di prenderci per il culo.
Smettiamo di definire il web 2.0, blogosfera inclusa, un posto in cui le discussioni sono “orizzontali” e le conversazioni provengono “dal basso”: sono cazzate buone da raccontare a qualche povero cristo che non ha ancora avuto modo di viverli il web 2.0 e la blogosfera.

Perché qui, come nella vita di tutti i giorni, di “orizzontali” o che provengano “dal basso” ci sono solo cazzi pronti ad infilarvisi proprio dove state, in questo momento, immaginando.

Post Scriptum: In questo articolo non sono indicati nomi, cognomi o, tantomeno, link relativi a fatti o testi che mi hanno portato alla stesura di un simile contenuto.
Del resto immagino che i più riusciranno a comprendere agevolmente di chi e cosa stia parlando.
Non sono presenti non per timore di “ritorsioni” o polemiche, ma per evitare che le risposte a quanto scritto possano essere osservazioni sulla mia ortografia o grammatica piuttosto che giustificazioni legate alla mia esclusione da BlogBabel o dalla mia scarsa conoscenza della lingua urdu. Consentendo, questo, di spostare l’asse della discussione su questioni di bassa macelleria.
Ché, tra l’altro, di persone pronte a rammentarmi la mia condizione bovina ne avrei già piene le palle.

E scusate il francesismo.

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ciao

Per festeggiare la prossima riapertura di BlogBabel e, al tempo stesso, fare tanti auguri per il suo secondo compleanno! Vi siamo mancati eh?

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