BlogStar Game: la blogosfera svelata

Blogstar Game

Il nuovo gioco BlogStar Game è una FI-GA-TA!
No, non parlo del gioco di per se, quello non l’ho comperato. Parlo del concetto insito in esso.

In pratica BlogStar Game svela finalmente il vero significato della Blogosfera come si fa con i bambini:

Come spiegare a parole qual’è il vero obiettivo di ogni appartenente alla blogosfera? E’ un’impresa pressoché impossibile; lo sanno bene tutti quelli che han tentato, tra mille polemiche, di farlo.
E quale metodo migliore di un gioco di società per farlo?

Credevate, dunque, che i blog fossero spazi di confronto e dialettica in cui proiettare le vostre introspezioni più profonde? In cui cercare nuove amicizie ed altre persone con interessi comuni?

Bene, non avete capito un cazzo.
Opportunità - Blogstar GamePer fortuna da oggi c’è BlogStar Game a spiegarvi cosa davvero sia la blogosfera: un luogo di conquista in cui ognuno tenta, camminando pacificamente sulla testa di chiunque altro, di conquistare il successo personale, divenendo così padre e padrone della stessa; fonte di luce e saggezza per ogni neternauta.
Tirando su anche qualche spicciolo, ovviamente.

Ora che avere chiari i principi basilari della blogosfera, filate tuti a comperare BlogStar Game e allenatevi per la conquista. Perché non c’è neppure un secondo da perdere se non volete che qualcuno ve la soffi via da sotto il naso.

Quanti, invece, vogliono continuare a credere alla panzana sulla blogosfera come luogo di aggregazione e confronto, giocheranno, durante tutte le vacanze natalizie, a 7 e mezzo, mercante in fiera e tombola insieme ad amici e parenti.

Una vera tristezza, non trovate?

E mi sarei anche un po’ rotto i coglioni

Cosa sarà mai la “blogosfera”, termine tanto recente quanto trito, ritrito ed abusato?
Fondamentalmente un beneamato cazzo.

In pratica tu, un giorno, apri un blog per comunicare al mondo che hai le pustole sotto l’alluce sinistro et voilat, sei parte della blogosfera; ci sei dentro sino al collo.
C’è subito un sacco di gente che cerca di studiarti per capire se sei un pirla, un genio o, molto più semplicemente, uno da sfruttare per i propri fini.

Nel giro di pochissimo tempo – le tue pustole, infatti, non sono ancora guarite – ti trovi circondato da persone che, come zombie menomati delle proprie capacità sensoriali, ti indirizzano verso questo o quel blogger, giurando che di meglio, da leggere nella blogosfera, non c’è.

Tu, che non hai ancora chiaro il concetto di blogosfera e ti era parso di aver solo aperto un blog in cui sfogarti per le pustole all’alluce sinistro, che peraltro ti fanno un male “della madonna”, ti fidi di tanta bella gente e vai a leggere, scovare, riflettere.

E scopri che, tutto sommato, c’è gente che scrive cose interessanti. Magari anche in un italiano forbito e grammaticalmente corretto.

Certo, sul tuo comodino hai la copia di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez che rileggi per la terza volta e nella tua biblioteca ci sono Norman Mailer, Ernest Hemingway e James Joyce tra i tuoi preferiti; pensi che, in tutta onestà, non c’è paragone. Ma questi o son morti o scrivono un libro ogni 6 anni e nel frattempo puoi accontentarti.

Poi, cosa al giorno d’oggi addirittura straordinaria, trovi persone che scrivono per il piacere di condividere, di stare in compagnia e di relazionarsi con gli altri. Capita anche che li incontri di persona, dato che nel frattempo il tuo alluce sinistro è finalmente guarito.
Scopri, così, che sono persone splendide, e che in fondo la blogosfera, qualunque cosa questa termine voglia significare, non è poi tanto male.

Ti capiterà, però, molto presto, di scoprire che tu non sei parte della blogosfera. O meglio, si, ne sei parte, ma il ruolo che ti è stato assegnato è quello del bovino; senza offesa per i bovini che dovessero leggermi in questo momento.
Bovino in quanto esiste una blogosfera rappresentativa, composta dei soliti 10-15 grandi nomi, e la massa bovina che, come tale, è carne da macello.

In pratica tu sei parte della blogosfera, la alimenti con il tuo contributo, come milioni di altri bovini, al solo scopo di sfamare l’immenso desiderio di fama, notorietà e free pass della blogosfera rappresentativa; la vera blogosfera. Quella che si può presentare a mamma e papà; ché a te, non ti si può presentare, invece, neppure al prozio cieco e sordo duro.

Costoro disquisiscono di blogosfera, ne spiegano gli intrinseci meccanismi, spiegano al mondo intero cosa spinga gente comune ad aprire un blog, magari solo per parlare delle pustole che ha sotto l’alluce sinistro, dall’alto della loro autorevolezza ed autoreferenzialismo. In pratica avendo sull’argomento le stesse basi e conoscenze del fenomeno che hai tu, con la differenza che tu lo sai perché hai aperto un blog e loro, molto probabilmente, no.

Sin qui, transeat; nulla di nuovo sotto il cielo.

Non fosse che poi, ogni tanto, direttamente od indirettamente qualcuno dei baciati dal dio della blogosfera fa insinuazioni sulla pateticità di taluni blogger, colpevoli di pensare con la propria testa, a ragione o a torto, e, soprattutto, di non poter esibire un pedigree sufficientemente blasonato da poter essere ricompresi nell’elite di chi la blogosfera può permettersi di rappresentarla.

“Sfigati” è il termine più frequentemente utilizzato o sottinteso per apostrofare il blogger bovino. Sfigato perché se avvia una discussione contrapponendosi al pensiero dell’elite lo fa solo per avere visibilità, per deficienza intellettuale o affettiva oppure perché sicuramente titolare di una vita sociale o professionale nulla: del resto se tu fossi così importante da essere invitato ad un keynote di Steve Jobs a Dallas piuttosto che ad un aperitivo con il CEO di Microsoft a Dubai, loro lo avrebbero saputo.

Sei un bovino, ed ogni tanto è giusto che questo ti venga rammentato: a costoro è stato affidato l’ingrato compito di farlo.
Perché le discussioni sulla rete sono discussioni che, si, provengono “dal basso”, ma mica poi tanto in basso. Che poi, “basso”; si fa per dire.
Tuo compito ed obbligo è quello di inserire contenuti e fornire materiale utile alle discussioni. Poi loro ti spiegheranno perché le hai avviate, come vadano gestite e quali sono le risposte.
Ma, soprattutto, ti spiegheranno come mai quelle tue idee in effetti siano loro. Dal momento che, su quell’argomento, hanno già frequentato 15 seminari organizzati dalla Lines e frequentato un Master sponsorizzato dalla Durex. E quindi loro, e solo loro, potranno scrivere l’ultima parola in merito.

Tu non sei in alcun modo autorizzato a discutere o ad avere idee differenti. Se lo fai o le hai ti rammenteranno subito che sei uno sfigato bovino, quindi torna nella tua stalla in buon ordine.

Le liti sono concesse solo a certi livelli, all’interno dell’elite stessa. Tra loro possono scannarsi liberamente, darsi contro e discutersi addosso l’un l’altro. Tanto, due giorni dopo, saranno tutti insieme a bere un Long Island Ice Tea ed a darsi pacche sulle spalle al convegno indetto dalla Pampers a Barcellona che tratterà l’argomento “Il web 2.0 e l’incontinenza: Il blogger perde troppo tempo se costretto ad alzarsi per andare a pisciare“.

So che quello che ho descritto sin’ora non è, né più né meno, che lo specchio della nostra società in cui le stesse identiche elite sono presenti sul posto di lavoro come in politica.

E proprio perché lo so bene quanto voi, dobbiamo smetterla di prenderci per il culo.
Smettiamo di definire il web 2.0, blogosfera inclusa, un posto in cui le discussioni sono “orizzontali” e le conversazioni provengono “dal basso”: sono cazzate buone da raccontare a qualche povero cristo che non ha ancora avuto modo di viverli il web 2.0 e la blogosfera.

Perché qui, come nella vita di tutti i giorni, di “orizzontali” o che provengano “dal basso” ci sono solo cazzi pronti ad infilarvisi proprio dove state, in questo momento, immaginando.

Post Scriptum: In questo articolo non sono indicati nomi, cognomi o, tantomeno, link relativi a fatti o testi che mi hanno portato alla stesura di un simile contenuto.
Del resto immagino che i più riusciranno a comprendere agevolmente di chi e cosa stia parlando.
Non sono presenti non per timore di “ritorsioni” o polemiche, ma per evitare che le risposte a quanto scritto possano essere osservazioni sulla mia ortografia o grammatica piuttosto che giustificazioni legate alla mia esclusione da BlogBabel o dalla mia scarsa conoscenza della lingua urdu. Consentendo, questo, di spostare l’asse della discussione su questioni di bassa macelleria.
Ché, tra l’altro, di persone pronte a rammentarmi la mia condizione bovina ne avrei già piene le palle.

E scusate il francesismo.

BarCamp, BlogFest e BlogBazar

Adoro i BarCamp.
Adoro l’idea che sottintendono. L’occasione per confrontarsi de visu per blogger che abitualmente si incontrano solo in un ambiente informatico fatto di letture, risposte e controrisposte. In cui le discussioni scorrono, spesso proficuamente, senza, però, che un’espressione del viso, un gesto, un’intonazione ci possano aiutare a comprendere meglio le modalità comunicative di colui con il quale ci stiamo relazionando.

Aver conosciuto di persona molti blogger che leggevo abitualmente mi è stato di grande aiuto nel comprendere meglio la loro ironia, il vero peso dato a certune discussioni piuttosto che ad altre. Capire espressioni umane, come il sarcasmo, che sono spesso di difficile interpretazione in un testo scritto.

Eppure, più osservo i dati relativi all’evento dell’anno, il BarCamp dei BarCamp, ovvero la BlogFest organizzata a Riva del Garda (TN) e meno mi convince.

Mi piacerebbe partecipare per poter avere l’opportunità di conoscere altre persone, altri con cui non era stato possibile relazionarmi di persona prima ed approfondire la conoscenza di quanti ho già avuto occasione di frequentare.

Ma tutto il contorno dell’evento mi appare in qualche modo retrò: lo stile sembra quello di certi grandi raduni, di tutt’altro genere.

Sponsor, concerti, pubblicità e blogging: una ineludibile frammistione tra affari e blogging, che mi pare piuttosto anomala per quello che, sino ad oggi, è stato il mio intendere la blogosfera: un mondo in cui confrontarsi tra persone senza filtri istituzionali; l’esperienza del singolo esposta quasi in live streaming a beneficio degli altri. E poi, certamente, anche politica, affari, pubblicità. Ma con una precisa connotazione de-istituzionale.

Che senso ha, quindi, una grande Festa dell’Unità (intesa come esemplare manifestazione sociale e non politica, ovviamente) della blogosfera? Che senso ha lasciar avvicinare fisicamente aziende come Telecom Italia o Microsoft al popolo dei blogger? Fare in modo che questi, riconoscenti per gadget o concerti ricevuti in dono, siano più malleabili e disponibili verso aziende che abitualmente finiscono, a ragione od a torto, nel loro mirino?

D’altro canto, sono certo che la BlogFest sarà un successo. L’organizzazione ha dimostrato di saper il fatto suo e la kermesse sarà certamente appagante.
Tanta gente troverà spazio e tempo per realizzare anche quello che è da sempre il concetto base di un BarCamp: conoscersi, confrontarsi, trattare temi di interesse comune. Ma l’impressione è che tutto questo finirà soffocato da auto-referenzialismo, spot, marchette degli – e per – gli sponsor, pubblicità occulta e meno occulta mascherata da informazione circolare in stile BarCamp.

Il mio timore è che si riveli un enorme bazar; un workshop pieno di bancarelle in cui ognuno vorrà vendere il proprio prodotto ad un cliente dagli enormi potenziali attratto sin lì da musica, gadget e lustrini: il blogger.

KaraCamp 2008 – The Dark Side of the Blogosphere

Il KaraCamp 2008 a Silvi Marina è stato un indubbio successo.

Tante risate, chiacchiere, performance canore e piacevole compagnia.

Potete leggerne resoconti sui blog di Teiluj, Rick, Maxime, EstroVersahermansji, Gwendalyne, Sara, Paolo, Samuele e Cristiano.

In particolare sul blog di Rick potrete trovare anche un video che riassume la splendida giornata.

Ma, quello che sto per proporvi ora è un vero e proprio “dietro le quinte”. Ovvero la vera ed unica chiave di lettura della blogosfera. Il suo lato oscuro.

Ché non mica tutto oro quello che riluce.

Ah, a proposito: mi mi mi mi mi mi mi mi mi mi mi

Qui le nostre foto del KaraCamp

BlogBabel colpisce ancora

Dopo neppure 24 ore di ritorno in attività BlogBabel torna a far discutere di se.

Infatti al suo riavvio scopriamo che la penalizzazione per la creazione di contest o meme è l’esclusione dalla sua classifica e, presumo, dalle sue discussioni.

Questo meme, ad esempio ha portato alla esclusione di questo blog e di parecchi altri, così come il contest della maglietta più bella è costato la “squalifica” di Catepol.

Si potrebbe parlare di censura, BlogBabel decide quali comportamenti sono opportuni e quali no per un blogger e, di conseguenza chi vada preso in considerazione e chi cancellato dalla blogosfera italiana.

Ma questo sarebbe, tutto sommato, un concetto insano in quanto BlogBabel ha un proprietario e questi è libero di decidere chi inserire e chi no a seconda di propri criteri personali, persino di simpatia ed antipatia.

Ma certamente BlogBabel non è, e mai sarà, lo specchio della blogosfera italiana.
Quando si escludono blog letti, seguiti e conosciuti, qualunque ne sia il motivo o il criterio stabilito dal suo proprietario, anche se questi ne ha il pieno ed assoluto diritto, non si produce una vera finestra sul mondo dei blog in Italia.

E se domattina, in un impeto di follia che non escluderei, Beppe Grillo realizzasse un contest o un meme?

E’ pericoloso sporgersi

E così, il 18 Luglio, BlogBabel riapre.

Io non credo che BlogBabel sia, come in tanti hanno cercato di dimostrare negli ultimi mesi, la rappresentazione dei mali della blogosfera italica.

Si è dimostrata, piuttosto, lo specchio della pochezza di molti blogger italiani. E bisogna pur dire che, se è riuscita ad esserlo così bene, è molto merito suo: il ci avete scocciato, chiudiamo con cui alcuni mesi fa sparì, lasciando un laconico quanto infantile messaggio alla blogosfera è sintomatico di tutti i suoi malcostumi.

Una cosa è certa: la loro aggressione (che è vero che uno a casa sua fa quel che vuole ma certe cose scritte come fossero vangelo da declamare urbi et orbi sono spesso poco simpatiche e sempre criticabili) nei confronti dei “meme”, una bella definizione per mascherare la solita e stantia catena di Sant’Antonio, ha ottenuto solo di farne venir fuori a dismisura.

Perché l’italiano è fatto così: se una cosa la può fare quando vuole, non la fa; se non occasionalmente e se indispensabile.
Ma se gliela vieti allora è tutta un’altra cosa; allora la devi fare, ne hai bisogno. Anzi, è tuo diritto farla, eccheccazzo!

La risposta più semplice è quasi sempre quella giusta

Avete notato come tutti si interroghino su chi siano i blogger, perché esistono i blog, quali vuoti vogliono colmare, perché la gente ci scrive su, come ragiona un blogger, cosa mangia, cosa vuole?

Ecco, nel caso aveste ancora qualche dubbio ve lo confermo: la sola ed unica motivazione di cotanto interessamento e dei pacchi e pacchi di studi sociologici, antropologici e psicologici è racchiuso in una semplice, piccola domanda: che je potemo venne?

Polemizzando

Il blu è un colore assolutamente più bello del beige.

Non c’è proprio discussione.

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