Missilatio praecox

L’Agenzia Nuova Cina ha pubblicato oggi i dialoghi dello scambio di comunicazioni tra l’equipaggio della navetta spaziale Shenzhou VII e la base di lancio. L’Agenzia riporta le comunicazioni di check iniziali e le rassicurazioni sul positivo esito del lancio e del funzionamento della strumentazione di bordo e le ha pubblicate online sul proprio sito.

Secondo l’articolo il lancio è stato perfetto, e gli astronauti hanno rassicurato la base ed il presidente Hu Jintao, presente per l’occasione presso il Jiuquan Satellite Launch Centre, sul regolare andamento della missione.

Un’unica pecca in tutto questo: lo Shenzhou VII non è ancora partito.

BlogBabel colpisce ancora

Dopo neppure 24 ore di ritorno in attività BlogBabel torna a far discutere di se.

Infatti al suo riavvio scopriamo che la penalizzazione per la creazione di contest o meme è l’esclusione dalla sua classifica e, presumo, dalle sue discussioni.

Questo meme, ad esempio ha portato alla esclusione di questo blog e di parecchi altri, così come il contest della maglietta più bella è costato la “squalifica” di Catepol.

Si potrebbe parlare di censura, BlogBabel decide quali comportamenti sono opportuni e quali no per un blogger e, di conseguenza chi vada preso in considerazione e chi cancellato dalla blogosfera italiana.

Ma questo sarebbe, tutto sommato, un concetto insano in quanto BlogBabel ha un proprietario e questi è libero di decidere chi inserire e chi no a seconda di propri criteri personali, persino di simpatia ed antipatia.

Ma certamente BlogBabel non è, e mai sarà, lo specchio della blogosfera italiana.
Quando si escludono blog letti, seguiti e conosciuti, qualunque ne sia il motivo o il criterio stabilito dal suo proprietario, anche se questi ne ha il pieno ed assoluto diritto, non si produce una vera finestra sul mondo dei blog in Italia.

E se domattina, in un impeto di follia che non escluderei, Beppe Grillo realizzasse un contest o un meme?

I discepoli superano il maestro

Ahmadinejad alla Columbia UniversityAlcuni giorni fa scrissi in relazione al mancato incontro tra Prodi ed il Dalai Lama, in visita in Italia.

Prodi si scusò dicendo che aveva troppi impegni e che oltretutto, il Dalai non aveva comunicato preventivamente della sua presenza nel nostro paese.
Tutti sappiamo che non lo incontrò unicamente perché preoccupato di eventuali ritorsioni da parte del governo cinese, e giudicammo inaccettabile quel gesto che dimostrò mancanza di rispetto verso una persona che, volenti o nolenti, è un simbolo per milioni di persone nel mondo.

Oggi, qualcosa del genere è accaduta nuovamente e, se possibile, in un contesto persino peggiore.

Il Papa è stato costretto a rinunciare a presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università La Sapienza di Roma.

Chi mi legge sa benissimo che non sono cattolico, e che, anzi, sono vivacemente anticlericale per cui è evidente che non è mia abitudine difendere il papato o la Chiesa Cattolica.

Ma di fronte al rifiuto di un confronto dimostrato da professori e studenti universitari sono rimasto basito.
Soprattutto perchè accaduto all’interno di una istituzione che, per sua natura, dovrebbe insegnare ed incentivare il confronto e l’uso della dialettica, in particolare con chi ha una differente cultura ed estrazione; offrendo invece, in questo caso, la massima dimostrazione possibile, in un paese civile, di discriminazione e rigetto del diverso.

Io amo la libertà. E mi preoccupo.
Mi preoccupo di come una istituzione che contempli e promuova comportamenti simili, possa trattare tutti quelli che, nell’esercizio di una loro libertà fondamentale – per la salvaguardia della quale ognuno di noi darebbe la vita – professino una religione o coltivino un pensiero difforme da quello che queste ritengano accettabile.
Vengono espulsi? Emarginati? Viene loro negato l’accesso alle lezioni? La libertà di parola, di espressione o di autodeterminazione?

Che ci piaccia o no, religosi o atei, Benedetto XVI è il rappresentante di una delle religioni con il maggior numero di seguaci nel mondo, è un capo di stato, nonché uno dei successori di quel Papa che fondò proprio La Sapienza di Roma.
Probabilmente, se al suo posto fosse stato invitato il Dalai Lama, tutti avrebbero gioito, Presidente del Consiglio a parte.

Ci sarebbero stati milioni di modi differenti per dimostrare la personale non condivisione dei principi rappresentati da quell’uomo, ma si è preferito scegliere la più stupida: impedirgli di esercitare la proprià libertà sia come rappresentate religioso che come uomo.

Così, oggi, abbiamo generato due nuovi martiri della libertà di espressione, due eclatanti esempi di discriminazione subita: il Papa Benedetto XVI e l’uomo Joseph Ratzinger.

E tutto proprio per dimostrare che quella da lui rappresentata è un’istituzione che priva della libertà e compie azioni discriminatorie.

Neppure il terribile George Bush era riuscito a far tanto. Lui, almeno, non ha impedito ad Ahmadinejad di tenere un discorso alla Columbia University.

Tutti in vacanza

ThailandiaE’ sotto alcuni punti di vista, un atteggiamento inconcepibile e non giustificabile.
Tutti noi conosciamo la totale assenza di democrazia e la continua violazione dei più elementari diritti umani che regnano in molti paesi del mondo.
Governi corrotti, assolutistici, senza rispetto per la libertà di stampa, associazione, di pensiero, di autodeterminazione.
Penso a paesi come Cuba, Thailandia, Indonesia, Cina, la maggioranza dei paesi arabi, alcuni paesi sudamericani e moltissimi altri.
Nazioni che sono state assogettate a procedure di condanna da parte dell’ONU ed altre che non lo sono mai state per puro pragmatismo politico, ma di cui tutti conosciamo l’iniquità, magari anche solo per aver letto dei rapporti di
Amnesty International.

Ciononostante, frotte di persone, prontissime a condannare questi governi per i loro comportamenti disumani se vengono intervistate in proposito, non ci pensano due volte a programmare le proprie vacanze proprio in uno di questi paesi.

E così, migliaia di persone ogni anno vanno in Thailandia, paese assolutistico governato da una dittatura militare, dove la prostituzione minorile è pratica accettata ed i diritti umani calpestati, oppure a Cuba, dove un governo assolutistico non concede libertà di stampa, di associazione, di autodeterminazione ed in cui chi cerca di fuggire dal paese può essere tranqullamente condannato alla fucilazione, o in Cina, dove un governo assolutistico condanna a morte un milione di persone l’anno per reati che in un paese civile prevedrebbero una multa neppure troppo onerosa, o in paesi arabi dove una donna può essere lapidata per adulterio e chiunque essere messo a morte per aver messo in dubbio la corretta applicazione del Corano.

E’ tristemente facile, insomma, mettere da parte le proprie convinzioni ideologiche, politiche e morali per qualche bella spiaggia corallina, o un paesaggio mozzafiato.

A proposito, sto organizzando un viaggio in Corea del Nord per quest’estate. Qualcuno vuole venire?

Thailandia: YouTube oscurato per offese al re
Il filmato di 44 secondi mostra il sovrano con immagini giudicate irriguardose. Uno svizzero condannato a dieci anni di carcere

BANGKOK – La giunta mililtare al governo in Thailandia dopo il colpo di Stato dello scorso anno, ha oscurato YouTube in quanto Google, che controlla il sito di condivisione video, ha rifiutato di cancellare un filmato (■
guarda) sul re thailandese Bhumibol Adulyadej considerato irriguardoso nei confronti di Sua Maestà. Lo ha reso noto alla Reuters il ministro per le Comunicazioni della Thailandia, Sitthichai Pookaiyaudom.

OSCURATO – Il ministro ha riferito che YouTube non ha cancellato il filmato perché non lo ha ritenuto «offensivo»: mostra solo immagini ritoccate del sovrano. Quella ritenuta più irriguardosa mostra il re la cui testa è sovrastata da piedi da donna. Per i buddisti thailandesi la testa è la parte più sacra del corpo umano, mentre i piedi sono la parte più disprezzabile. «Paddidda», il soprannome dietro il quale si nasconde chi ha spedito il video di 44 secondi, visto da più di 16 mila utenti, ha ricevuto su YouTube 93 commenti, tutti negativi e alcuni molto duri. Al momento nessun commento ufficiale da parte di YouTube o di Google.

DIECI ANNI – Offendere o criticare i componente della famiglia reale in Thailandia è considerato un crimine punibile con la galera da tre a quindici anni. Infatti la scorsa settimana il cittadino svizzero Oliver Rudolf Jufer, 57 anni, è stato condannato a vent’anni di carcere per aver deturpato cinque immagini del re, pena ritotta a dieci anni dopo che Jufer si è riconosciuto colpevole e si è scusato. (fonte)

Theme Égocentrique by Novecento
Copyright © 2006-2010 Novecento. All rights reserved.