Eccone le prove.
Forse politici interessati esclusivamente al proprio tornaconto e giornalisti interessati solo a vendere carta straccia a colpi di notizie sensazionali dovrebbero riflettere un po’ di più prima di aprire la bocca o stappare la biro.
Da sempre si parla della doppia velocità italiana. Una velocità per i cittadini comuni, ed una per i politici, gli amici dei politici, i vip protetti dai politici, i banchieri che sorreggono i politici.
Da Tangentopoli in poi questa sorta di meccanismo capace di ridurre la velocità ed efficacia degli interventi nei confronti dei suddetti si è decisamente affievolito, sino a consegnare nelle mani della magistratura stessa un potere sino a pochi anni fa impensabile: la capacità di inquisire, demolire, arrestare e mettere alla berlina personaggi fino a pochi anni prima “intoccabili”.
Per contro, però, si è creata una nuova categoria di “intoccabili” di cui, questa volta, fanno parte giornalisti, magistrati e, strano a dirsi, comici e pseudo-tali.
Su “Il Giornale” di ieri è stato pubblicato un articolo di Filippo Facci – personaggio certamente eccessivo, iroso e fortemente tendenzioso – che fa molto riflettere su quest’ultima categoria.
Una categoria che, parafrasando le sue parole, chiede a gran voce nelle piazze che la magistratura indaghi, ed indaghi e, nel caso, indaghi ancora su qualsiasi avvenimento pur minimamente importante, allo scopo di svelare le losche trame, gli oscuri imbrogli, attuati da taluni uomini politici o d’affari.
Che fa dell’obbligatorietà dell’azione penale la propria bandiera, con la quale giustificano ogni tipo di indagine, seppur rilevante solo per il pubblico ludibrio degli italiani, avidi lettori di giornali e rubriche di gossip. Che tale obbligatorietà difende a spada tratta contro ogni tentativo di depenalizzazione di reati e di limitazione e regolamentazione da parte di chicchessia.
Che, però, ritiene censurabile, assurda ed in “aria di fascismo” qualora venga rivolta contro di se.
Si trasforma, istantaneamente, nel suo bersaglio preferito, quel Silvio Berlusconi che, ogni due per tre, sale in pradella ad ululare contro un presunto complotto ordito da magistratura e forze politiche avverse per sovvertire la libertà di scelta degli italiani, il loro diritto a decidere chi li debba governare; un attentato alle libertà costituzionali.
Si, perché dicono le stesse cose: giammai indagare su Sabina Guzzanti per le offese rivolte al Papa – «Fra vent’anni Ratzinger sarà morto e starà dove deve stare: all’Inferno, tormentato da dei diavoloni, frocioni, attivissimi e non passivissimi» – per valutare se queste costituiscano vilipendio; e, sia chiaro, non vilipendio contro il Papa o la Chiesa Cattolica come istituzioni, ché quel reato, com’era giusto che fosse, è stato da anni eliminato dal nostro Codice Penale, ma per l’offesa ingiustificata alla persona che non può essere considerata satirica, come sostenuto invece dall’attrice/soubrette/cabarettista/comica satirica.
Già perché l’obbligatorietà dell’azione penale, se rivolta contro costoro diviene un complotto delle forze politiche avverse e di certa magistratura mirante al sovvertimento della libertà individuale e ad impedire la libertà di informazione e scelta degli italiani; un attentato alle libertà costituzionali.
Comici e giornalisti devono essere liberi di dire tutto ciò che desiderano e di farlo sulla carta stampata, in televisione e nelle piazze. Indipendentemente dal buon gusto, dalla realtà delle loro affermazioni e dalla capacità di provare le proprie accuse; perché questo significa vera libertà.
Ma provate a farlo anche voi, semplici cittadini di questa nazione, se siete bravi abbastanza.
Si fa un gran parlare, ultimamente, di “casta”, intendendo con questa un gruppo di potere incline a non rispettare le regole comuni e gestire, grazie al potere detenuto, la cosa pubblica a proprio uso e consumo.
Tale termine è stato utilizzato principalmente in riferimento alla classe politica, piuttosto che ai giornalisti.
Questo dimenticando, però, che queste due categorie, che si sono rese in varie occasioni colpevoli di gravi violazioni, sono facilmente rimovibili dai loro altari.
Il politico corrotto ed interessato unicamente a gestire i propri affari piuttosto che la cosa pubblica può non essere rieletti se il popolo lo volesse; i giornalisti interessati unicamente a condurre le proprie guerre personali per fini economici o politici, piuttosto che per assecondare il proprio editore posso essere evitati e penalizzati, in quanto potremmo smettere di acquistare i quotidiani che li pubblicano o di seguire le trasmissioni televisive che presentano o li hanno come ospiti.
Esiste, però, un gruppo di persone, una vera e propri casta, che detiene un enorme potere, con piena libertà di utilizzarlo a proprio piacimento, e che nessuno di noi può evitare o mandare a casa: i burocrati dello Stato.
Sono questi ad avere in mano e gestire la vita quotidiana di ogni cittadino: dal dipendente comunale che può rifiutarsi di rilasciare un certificato o rendervi la vita difficile nell’ottenere un’autorizzazione solo perché non ne ha voglia, non è del vostro stesso orientamento politico o ha motivi di inimicizia nei vostri confronti al magistrato che, per imperizia, assenteismo o interessi economici personali, non riconosce, o neppure analizza, le vostre ragioni oppure impiega anni per fare giustizia.
Questi hanno libertà di decidere o non decidere, rilasciare o non rilasciare nascondendosi, all’occorrenza, dietro a quella burocrazia ed a quei bizantinismi creati negli anni all’unico scopo di garantire il loro insindacabile potere.
E voi, anche di fronte ad una evidente ingiustizia, avrete paura di affrontarli frontalmente, sapendo bene che loro, domani, saranno ancora lì, ad attendervi al varco.
E ve la faranno pagare.

Ma sono i giornalisti che fanno finta di essere blogger o i blogger che fingono di essere giornalisti?
Da qualche tempo mi sto interrogando sulla valenza di questa storia delle buste con proiettili.
Se uno ti volesse sparare i proiettili li terrebbe per se. E neppure avrebbe interesse a farti sapere prima che ha intenzione di farlo. Non fosse altro per non rovinare la suspance.
Ma oramai i proiettili li mandano a tutti; ai più sfigati, peraltro, solo i bossoli. C’è gente che è entrata in analisi già solo per questo.
Giornalisti, politici, industriali. Oramai non parlano più tra di loro di tirature del giornale per cui lavorano, numero di articoli scritti, voti ricevuti o fatturato della loro azienda per farsi belli.
A: "Ma tu quanti proiettili hai ricevuto quest’anno?"
B: "Io, ehm, nessuno a dire il vero.."
A: voltandosi verso gli altri e parlando sottovoce "Sfigato…"


