Eccone le prove.
Forse politici interessati esclusivamente al proprio tornaconto e giornalisti interessati solo a vendere carta straccia a colpi di notizie sensazionali dovrebbero riflettere un po’ di più prima di aprire la bocca o stappare la biro.
Se gli Stati Uniti e l’Unione Europea, Italia in testa, riconoscono, contro la volontà della Serbia, che su quel territorio ha sovranità territoriale, l’indipendenza del Kosovo, nonostante la contrarietà della Russia per la palese violazione dei diritti di sovranità di una nazione democratica, questi risultano essere i paladini della libertà che difendono della brava gente desiderosa dell’indipendenza da una nazione che non sente propria e non coltivano i propri interessi in quell’area.
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Se la Russia riconosce l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, contro la volontà della Georgia, che su quel territorio ha sovranità territoriale, nonostante la contrarietà di Stati Uniti ed Unione Europea per la palese violazione dei diritti di sovranità di una nazione democratica, questi risultano essere dei cattivi che non difendono della brava gente desiderosa dell’indipendenza da una nazione che non sente propria, ma coltivano i propri interessi in quell’area.
In pratica, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato cambia.
Strana roba davvero la politica internazionale…
Dopo neppure 24 ore di ritorno in attività BlogBabel torna a far discutere di se.
Infatti al suo riavvio scopriamo che la penalizzazione per la creazione di contest o meme è l’esclusione dalla sua classifica e, presumo, dalle sue discussioni.
Questo meme, ad esempio ha portato alla esclusione di questo blog e di parecchi altri, così come il contest della maglietta più bella è costato la “squalifica” di Catepol.
Si potrebbe parlare di censura, BlogBabel decide quali comportamenti sono opportuni e quali no per un blogger e, di conseguenza chi vada preso in considerazione e chi cancellato dalla blogosfera italiana.
Ma questo sarebbe, tutto sommato, un concetto insano in quanto BlogBabel ha un proprietario e questi è libero di decidere chi inserire e chi no a seconda di propri criteri personali, persino di simpatia ed antipatia.
Ma certamente BlogBabel non è, e mai sarà, lo specchio della blogosfera italiana.
Quando si escludono blog letti, seguiti e conosciuti, qualunque ne sia il motivo o il criterio stabilito dal suo proprietario, anche se questi ne ha il pieno ed assoluto diritto, non si produce una vera finestra sul mondo dei blog in Italia.
E se domattina, in un impeto di follia che non escluderei, Beppe Grillo realizzasse un contest o un meme?
Le intercettazioni, ambientali o telefoniche, sono uno dei metodi principali utilizzati dalla Giustizia italiana per scoprire crimini e criminali.
Sulla loro efficacia vi sono pochi dubbi: nugoli di imprenditori scorretti, politici corrotti, trafficanti di droga e di armi sono finiti in carcere proprio grazie ad esse.
Del resto, anche collocare nella casa di ogni cittadino italiano telecamere e microfoni porterebbe dei significativi benefici in questo senso. Così come impedire qualsiasi circolazione di denaro che non sia tracciata e tracciabile, sapendo per cosa, come e quando avete speso ogni vostro singolo euro. Non esisterebbe più evasione fiscale nel nostro paese, e questo sarebbe un grande vantaggio per tutti.
Certo, crollerebbero le vendite di video porno, tutine in lattice e viagra, ma si sa, ogni medaglia ha un suo rovescio.
Eppure, limitazioni di questo genere farebbero gridare alla violazione dei diritti personali, alla violazione del diritto alla privacy di ogni singolo cittadino, libero di vivere come meglio desidera in casa propria e di acquistare quello che desidera senza che lo Stato sappia cosa, come e perché. Al punto che le aziende emittenti carte di credito sono sotto stretta osservazione per il rischio che traggano vantaggi indebiti dalla conoscenza delle abitudini di utilizzo del denaro elettronico dei propri clienti.
Eppure, se si parla di ridurre o regolamentare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche si commette una grave eresia.
Provate ad immaginare, però, cosa significano oggi in Italia le intercettazioni telefoniche:
un tuo amico ha il telefono sotto controllo, tu ignorandolo, gli racconterai una sequela di cazzi tuoi e le tue dichiarazioni, oltre a rimanere registrate ed essere ascoltate da estranei con cui mai ti saresti confidato, potrebbero essere utilizzate per perseguirti, laddove raccontassi di aver spuntato un ottimo prezzo per il tuo nuovo iPhone comprandolo in rete ed evadendo l’IVA.
E così, dal momento che un magistrato può autorizzare l’intercettazione telefonica anche sulla base di un semplice sospetto e per qualsiasi tipo di ipotetico crimine, trovarti ad avere, anche tu, il telefono sotto controllo.
Questo sino a quando un tuo amico non ti telefona raccontandoti di aver conosciuto alcune ragazze molto interessanti e disponibili che per 50 euro sono disposte a farti dimenticare ogni malanno della tua esistenza e che, se vuoi è disposto a fartele conoscere: possibile sfruttamento della prostituzione e possibile intercettazione telefonica conseguente.
E dio non voglia che tua madre ti chiami dicendoti che ha per te due etti di farina bianca finissima, di quella che cercavi per fare i tuoi biscotti: possibile traffico di stupefacenti e mamma sottoposta ad indagini ed intercettazioni.
E tu, sempre più nella merda, senza neppure saperlo.
Ma soprattutto, se sei una persona anche un pochino in vista nella società, avrai la soddisfazione di leggere quanto detto e ascoltato al telefono su tutti i quotidiani nazionali.
E’ vero, questo potrebbe rappresentare un caso limite, ma a me hanno insegnato che è meglio un colpevole libero che un innocente in carcere.
Ogni bar, ufficio, fila all’ufficio postale, fermata degli autobus o scompartimento ferroviario si riempirà di allenatori di calcio provetti.
Tutti sapranno cosa avrebbe dovuto fare, dire, scegliere, tirare, ignorare, cambiare, driblare il giocatore o allenatore della Nazionale.
In ogni caso: arbitro cornuto; che ci sta sempre bene.
Dell’abitudine, molto italiana, di denigrare il proprio paese ho già scritto in passato.
Eppure, probabilmente, non ho reso giustizia alla nostra nazione.
Ogni giorno veniamo informati del trattamento da poveri straccioni che la Comunità Europea, piuttosto che questo o quel giornale straniero, ci riserva.
Del resto da sempre lo stereotipo dell’italiano è stato Pizza, Mafia e Mandolino, quindi c’è poco di cui stupirsi. Un po’ come dire che tutti i francesi sono mangiarane o che tutti gli inglesi sono snob, non si lavano e bevono il thè alle 5 del pomeriggio.
Ma è davvero questa la realtà? Siamo sul serio “lo zimbello d’Europa” come ha raccontato recentemente l’ex premier Romano Prodi? Ci considerano davvero brutti, sporchi, cattivi e delinquenti?
A giudicare dai flussi turistici che invadono il nostro paese, che non è propriamente una meta a buon mercato rispetto ad altre nazioni emergenti e non, non si direbbe.
Farci sentire così aiuta sicuramente una certa politica, solitamente quella dell’opposizione – di qualsiasi colore sia – a raggiungere i propri obiettivi.
Ci mostrano una faccia della medaglia, quella dei detrattori, piuttosto che l’altra, quella di coloro che amano l’Italia per la peculiarità del suo territorio, dei suoi tesori e del suo popolo.
Un popolo differente rispetto a quello di tanti altri paesi del nostro continente; e differente non significa né più brutto né più bello.
E’ italianità; nelle sue positività e negatività.
Da sempre coltiviamo il mito di paesi in cui le cose funzionano meglio, in cui tutto è (più o meno) perfettamente in riga, Germania e Scandinavia sopra tutte. A parole vorremmo che anche qui le cose funzionassero nello stesso modo. Ma siamo sicuri che il nostro stile di vita si adatterebbe ad un simile stravolgimento?
Il fatto che gli italiani emigrati cerchino in ogni modo di tornare a vivere in Italia dovrebbe farci pensare. Sono spesso loro quelli che amano di più la loro patria.
Loro conoscono quella che li ha adottati meglio di chi, come noi, la guarda solo da lontano.
Probabilmente, a loro volta, tedeschi, scandinavi, inglesi e americani hanno un mito differente: quello di un paese solare, popolato da gente vera, che ama il sole, la vita all’aperto e socializzare (anche troppo, a volte); che ama il rumore, la confusione e l’autoironia. Un paese in cui, di fronte a seri problemi, la gente sa utilizzare la creatività e la fantasia per andare avanti; fottendosene delle regole, quando serve.
Ho riflettuto su un dato secondo me particolarmente significativo: il numero dei suicidi in Italia, rispetto a quello di altre nazioni europee, è percentualmente più basso: l’Italia si colloca al 29° posto su 35.
E la maggioranza di essi si verificano proprio in quel nord italiano che, più del resto della penisola, tende ad avvicinarsi per stile di vita ed obiettivi al nord dell’Europa.
Tutto questo mi fa pensare che non siamo messi così male come ci vogliono lasciar credere. E che, soprattutto, non abbiamo più problemi di quanti ne abbiano gli altri paesi che, così spensieratamente, ci aggrediscono verbalmente.
Questo modo di ragionare e di comportarsi potrebbe essere efficacemente riassunto in un famoso proverbio: l’erba del vicino è sempre più verde.
E noi italiani, si sa, siamo sempre molto interessati a quello che succede nel giardino del vicino.
Ascoltare il figlio di Gheddafi che addossa a Roberto Calderoli la responsabilità degli omicidi perpetrati dalle forze di polizia libiche che sparando sulla folla che protestava contro l’esibizione da parte del Calderoli (scelta discutibile ma in ogni caso di libertà) di una maglietta con le vignette su Maometto uccidendo 11 persone è un po’ come dire che la colpa della morte di Aldo Moro è stata degli italiani che non volevano un paese comunista di stampo sovietico.
Per quei pochi che se lo sono perso.



