E così, il 18 Luglio, BlogBabel riapre.
Io non credo che BlogBabel sia, come in tanti hanno cercato di dimostrare negli ultimi mesi, la rappresentazione dei mali della blogosfera italica.
Si è dimostrata, piuttosto, lo specchio della pochezza di molti blogger italiani. E bisogna pur dire che, se è riuscita ad esserlo così bene, è molto merito suo: il ci avete scocciato, chiudiamo con cui alcuni mesi fa sparì, lasciando un laconico quanto infantile messaggio alla blogosfera è sintomatico di tutti i suoi malcostumi.
Una cosa è certa: la loro aggressione (che è vero che uno a casa sua fa quel che vuole ma certe cose scritte come fossero vangelo da declamare urbi et orbi sono spesso poco simpatiche e sempre criticabili) nei confronti dei “meme”, una bella definizione per mascherare la solita e stantia catena di Sant’Antonio, ha ottenuto solo di farne venir fuori a dismisura.
Perché l’italiano è fatto così: se una cosa la può fare quando vuole, non la fa; se non occasionalmente e se indispensabile.
Ma se gliela vieti allora è tutta un’altra cosa; allora la devi fare, ne hai bisogno. Anzi, è tuo diritto farla, eccheccazzo!
Io sostengo che il qualunquismo politico, la pressoché totale assenza di chiarezza e trasparenza della classe politica italiana sia figlia dell’atteggiamento che tutti noi italiani abbiamo di fronte alla politica.
Solitamente non siamo capaci di confrontarci e ci scontriamo frontalmente a sostegno di idee che spesso non ci sono neppure chiare.
Riteniamo che sia sempre qualcun’altro a doversi occupare dei problemi e delle difficoltà, non noi in prima persona, ricordandoci in quelle occasioni di aver delegato altri perché se ne occupassero; quelle stesse persone verso le quali, poi, manifestiamo tutta la nostra disapprovazione.
Ancora meglio se possiamo sostenere pubblicamente ed orgogliosamente che noi non le abbiamo neppure votate. Anzi, noi a votare non ci siamo neppure andati.
Questo, ammettiamolo, ci fa sentire ancora più in diritto di criticarle in piena libertà, in perfetto stile italico ; perché, non scordiamolo mai, gli italiani sono un popolo di poeti, navigatori, allenatori di pallone e grandi esperti di politica ed economia.
Ed allora, per cambiare un sistema, cambiamo noi per primi. Decidiamo del nostro futuro andando a votare.
Per chi ci convince di più; per chi più degli altri si avvicina al nostro modo di pensare e vedere le cose. Magari con un po’ di pragmatismo, votando chi sappiamo potrebbe davvero vincere le elezioni e portare quel cambiamento che tutti ci auspichiamo.
E se quell’uomo disattende le nostre attese potremo liberamente e con diritto lamentarcene e non rivotarlo alle prossime elezioni, mandare dei segnali forti del nostro dissenso.
Non aver votato non ci deresponsabilizza in alcun modo per quanto di negativo accade nel nostro paese ma, certamente, ci priva del diritto morale di poterci lamentare.
Da un’idea lanciata da Luca Conti.
