Poca carta, inchiostro e molte parole

Qualunque cosa raccontino, i libri ti cambiano. Non si limitano a cambiare la tua vita: cambiano te, il tuo modo di interpretare, di conoscere, di sapere.

Non ho mai amato i libri che spiegano la vita; amo quelli che ne mostrano un pezzetto e lasciano che sia tu a trarre la morale, se una morale c’è.

Ho amato libri diversi tra loro, libri come Cent’anni di solitudine, capace di insegnarmi che non tutto è in quel che puoi vedere e toccare, a guardare oltre, più in la che posso; a cercare il bello anche nel fango e in quello che non comprendo e mi sembra incredibile. O libri come Il nudo e il morto che raccontano quanto possa essere dura, cruda e materialista l’esistenza. Quanta poca poesia possa essere nel vivere.

Libri che ti lasciano capire, senza spiegarti mai. Senza darti nessuna verità pronta da mangiare. Libri in cui le facce sono quelle cha hai scelto tu e il verde è verde come tu immagini il verde, e nessun altro.

Libri in cui qualcuno si annienta per te, lasciando che sia tu a decidere se affrontare gli stessi percorsi. Libri in cui i tormenti sono i tuoi tormenti e altri in cui non ti riconoscerai mai. Ma con cui imparare a rispettare quanto ora non puoi capire. E forse mai.

Libri che permettono di visitare posti che non vedrò mai, in epoche che non ho vissuto e luoghi che non esistono più.

Porto i segni di ogni libro che ho letto come piccole cicatrici, ornamenti del tempo che passa e della vita vissuta. Alcune quasi impercettibili, altre profonde e incancellabili.

Così tanto in poca carta, inchiostro e molte parole.

Cioè

Lansdale: La sottile linea scura

Dai, andiamo a fare una nuotata.

No, grazie, sto leggendo.

Cioè, sei in spiaggia e leggi? Ma come fai? C’è caldo, sole, mare, spiaggia e tutte queste donne ovunque e leggi?

Esattamente. E se non ti dispiace io continuerei.

No, dico, ma le hai viste quelle due qui davanti? Sono uno spettacolo della natura e tu perdi tempo a leggere?

Eh già.

Io invece quasi quasi vado ad attaccar bottone.

Se ti pare il caso, fai pure. Se loro non ti danno retta puoi sempre chiacchierare di calcio con i loro due uomini.

Ah, non li avevo visti… Cristo, son così grossi che sembran 4.

Ecco, ora mettiti li e fai il bravo che io continuo a leggere.

Cioè io non capisco. Preferisci leggere piuttosto che divertirti provandoci con qualcuna di queste bellezze che sono ovunque qui intorno?

In questo momento sto leggendo un bel libro e vorrei finirlo, sempre con il tuo permesso, sia chiaro.

Cioè pensi che un bel libro sia meglio di una bella donna?

Perdona la domanda, ma i cioè li comperi a poco prezzo o ne hai una scorta limitata che vuoi terminare prima che vada a male?

Si vabbé… Però non mi hai risposto.

Puoi rifarmi la domanda? L’ultimo cioè deve avermi stordito e non me la ricordo più…

Ti ho chiesto se credi che un bel libro sia meglio di una bella donna.

Beh, ho letto libri più interessanti di diverse belle donne che ho frequentato, in effetti.

Cio…, mi stai dicendo che preferisci leggere piuttosto che trombare?

So che potrà sembrarti strano, ma non sono due cose incompatibili. Certo, a meno che tu non decida di volerle fare contemporaneamente. In quel caso qualche problema si potrebbe averlo…

Io non ti capisco, giuro.

Hey, ma l’hai vista la tipa che prende il sole nella fila qui dietro?

Si.

Poco fa mi son voltato e stava guardando verso di me.

Merito del tuo fascino magnetico, senza dubbio.

Io quasi quasi ci vado a parlare…

Se questo mi consentirà di continuare a leggere in pace, vai, con la mia benedizione.

Hey.

Gia tornato?

Si.

Che gioia…

Ho scambiato con lei quattro chiacchiere.

Ma che bravo. Vuoi che come premio ti comperi un gelato?

Cretino. A un certo punto mi fa “di al tuo amico di passare a prendermi per le otto, mi raccomando”.

Ok, grazie.

Ma…

Me lo fai finire questo libro o no?

Si, certo… Ne hai uno anche per me?

Li, nello zaino. Scegli quello che preferisci.

Gente di mare

Erano anni che, pur vivendo a pochi metri dal mare, avevo smesso di apprezzare la vita da spiaggia.

Per me è sempre stato vitale vivere la presenza del mare. Quando per lavoro mi capita di dover restare alcuni giorni in città lontane dal mare, mi manca, all’orizzonte, la percezione della sua presenza.

Quella sensazione di spazi aperti e libertà che mi comunica.

Ora, a distanza di anni, cerco ogni buco libero per potermi spalmare all’ombra di un ombrellone e godermi la brezza marina mentre leggo un libro.

Sarà che sto invecchiando?

La letteratura utile

Non buttiamoci giùOggi vorrei consigliarvi un libro che ho finito di leggere proprio ieri sera.

Il libro Non buttiamoci giù di Nick Hornby è massiccio.
Un classico esempio di letteratura “consistente” e
di sostanza.

Uno di quei libri capaci di bloccare, e mantenere ferma l’attenzione, e non solo, su di se.

Pertanto se anche in casa vostra avete problemi a tener ferma una porta che sbatte, una finestra che pende leggermente o più semplicemente vi manca un sostegno per tenere in piedi ed in ordine i vostri libri, ve ne consiglio caldamente l’acquisto.

Braccia rubate

Fino a non più di 10 o 15 anni fa, esistevano mestieri riservati ad una ristretta cerchia di persone e che oggi, invece, sono alla portata di molti.

Uno di questi mestieri è quello dello scrittore. Un tempo la selezione era dura. La critica pesante ed esigente. Dovevi saper scrivere davvero nella tua lingua ed avere delle ottime basi o un talento  straordinario per emergere.
Un’altro è quello del cantante. Se non sapevi cantare o suonare alla perfezione difficilmente le case discografiche investivano su di te. E se lo facevano volevano essere certi di investire su qualcuno che sarebbe durato nel tempo, capace di colpire gli ascoltatori per il proprio stile, il proprio messaggio, le proprie qualità. Non su un fuoco di paglia.
Stesso discorso vale per il mestiere del giornalista. Anche a lui, come allo scrittore era richiesto sapesse scrivere nella propria lingua, avesse una comunicazione efficace, spirito di iniziativa, capacità di scovare la notizia. Uno che studiasse e si informasse, in modo da capire ciò di cui sta scrivendo.
C’è il mestiere dello stilista. Dovevi avere la passione per la moda nel sangue. Avere idee davvero innovative. Saper essere elegante pur innovando. Essere persino eccessivo ma saper rimanere sempre nei limiti del buon gusto.
E non possiamo non considerare il mestiere dell’attore. Un tempo per diventare attore studiavi recitazione, e non corsi di tre mesi. Per essere preso in considerazione dovevi saper recitare in ogni condizione, in maniera convincente, saper ballare e cantare. Altrimenti, al massimo, potevi aspirare ad un ruolo da comparsa.

Oggi no. Oggi chi per primo si alza dal letto diventa scrittore, attore, giornalista, cantante o stilista.

Chiunque possa far vendere 10 dischi, 10 libri, 10 copie di quotidiano, 10 biglietti del cinema o 10 paia di mutande, per poi sparire nell’oblio, va bene.

E così, abbiamo stilisti che scrivono libri, giornalisti che cantano, attori che fanno i giornalisti, cantanti che fanno gli stilisti e scrittori che cercano di fare il mestiere di qualcun’altro a caso, giusto per non rimaner tagliati fuori da questo gioco.

E noi stiamo nel mezzo; incapaci di comprendere chi faccia cosa e perché.

Ma soprattutto rischiamo di perdere tra una massa di persone inutili ed incapaci, spesso avvantaggiate da una notorietà conquistata altrove, quei pochi che le avrebbero sul serio le qualità per poter diventare grandi scrittori, cantanti, giornalisti, attori o stilisti.

I tre libri più brutti ovvero Sant’Antonio colpisce ancora

Prendo spunto dalla recensione fatta da Teiluj, a cui ho proprio ieri passato al volo l’ennesima catena di Sant’Antonio, questa volta letteraria, per presentarvi i tre libri peggiori che abbia letto.
In effetti ho idea non siano propriamiente i tre peggiori, ma hanno avuto la sfortuna di trovarsi nella mia libreria, rammentandomi quanto mi avesse schifato la loro, per lo più parziale, lettura. Tra l’altro uno di questi vi si trova per ragioni indipendenti dalla mia volontà, e lo dico a mia personale discolpa.
Questi tre libri, ciascuno per differenti ragioni hanno scatenato in me odio, frustrazione e delusione.
Ed eccoli qui, esposti al vostro giudizio.

La misteriosa fiamma della regina Loana
Umberto Eco
Chi vi scrive ha letto Il nome della Rosa in una nottata ed Il pendolo di Focauld in due sere ed una nottata, ammaliato dall’eloquio forbito ed i contenuti pregnanti di questi libri scritti dal maestro di semantica per eccellenza. E l’ho amato. Avrei voluto conoscerlo, non troppo dato che non ho amore per i professori di mestiere, ma almeno un pochino. Poi ho letto Baudolino, in una settimana grossomodo, ed ho pensato che, beh, una caduta di stile capita a tutti. Non si possono sempre avere idee fantastiche e scrivere di cose sempre interessanti. Così, quando nel 2004, a ben 4 anni di distanza da Baudolino, uscì nelle librerie La misteriosa fiamma della regina Loana, lo acquistai senza ripensamenti, quasi con slancio, certo della redenzione letteraria di Umberto Eco, un uomo che mai avrebbe accettato il calo di stile avuto con il precedente scritto. Ed invece mi trovai di fronte ad un libro illeggibile, privo di una trama affascinante, ammesso ne avesse una, senza mordente e fascino, quasi senile azzarderei. Non temere Umberto, ti voglio bene ancora lo stesso. Solo, smetti di scrivere romanzi o rischi di farmi dimenticare quanto abbia amato il tuo Il pendolo di Focauld.

Esco a fare due passi
Fabio Volo
Cambiamo decisamente area e spessore per parlare del libro che, senza mia responsabilità, si trova tutt’ora nella mia libreria. Del resto per me buttare un libro è gesto inconcepibile, e quindi ivi resterà sino alla fine dei tempi. E pensare che, prima di leggere il libro, Fabio Volo mi era persino moderatamente simpatico. Ma dopo aver letto questo insulso libro in cui, in ogni modo l’autore cerca di farvi arrivare all’unica grande verità, ovvero che lui ha ragione su tutto, ho iniziato a detestarlo ed osservarlo con sospetto in ogni cosa facesse. La logica pressante del se la pensi come me sei figo ed intelligente mentre se la pensi diversamente sei vecchio dentro, idiota e decisamente out, mi ha infastidito come raramente mi accade. E giuro che l’ho letto senza preconcetto alcuno.

Ulisse
James Joyce

Qui farò storcere il naso ad un milione di letterati, lo so. Ma il mio odio verso questo masterpiece è dettato proprio dalla sua fama di masterpiece. Per molti scrittori inglesi, americani e non solo ha rappresentato una sorta di vademecum, la bibbia del letterato. Ed io non riesco a leggerlo. Ho provato e riprovato ad ogni età. Da adolescente, da ragazzo e da adulto. L’ultima copia l’ho acquistata con una Guida alla lettura allegata, ma senza successo. Non scorre, si impunta. Insomma, mi annoia più di un campionato di curling trasmesso alla moviola.

Le recensioni di Sant’Antonio

Il clochard dei blog, ovvero il caro Sspleen, non contento di provocare disturbo in quantità in ogni dove, ha deciso, oramai qualche settimana fa, di passarmi una catena di Sant’Antonio letteraria.
Indi, avendo finalmente un poco di tempo da dedicare all’espletamento di questa incombenza, ecco a voi la recensione di tre libri che, a mio modesto giudizio, vale la pena leggere.

“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.”
Cent’anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez
Cent’anni di solitudine
è un libro che in qualche modo ha segnato il mio rapporto con la letteratura avendolo letto per la prima volta a soli 13 anni. Chiaramente dovetti rileggerlo anni dopo per comprenderlo ed apprezzarlo a dovere, ma il gusto per il fantastico, per la narrazione, per quel clima narrativo in cui Gabo riuscì a trascinarmi già da allora, hanno in qualche modo condizionato i miei gusti letterari futuri.
Più che un libro, un tiepido lago in cui immergersi.

“C’è tanta gente che soffre di solitudine. Ma io no, proprio no. Per me, non c’è toccasana migliore dell’assenza di esseri umani… niente tensioni, niente stress!”
Il lamento di Epicuro – Kate Christensen
In due parole, il trionfo e la caduta(?) del cinismo. Il personaggio di questo libro è quella persona che ognuno di noi vorrebbe conoscere. Per amarla o odiarla con tutto il cuore. Ma di certo non potrebbe esserci indifferente. Un bastardo, in parole povere.

“Nessuno poteva dormire. All’alba avrebbero calato in mare i mezzi d’assalto, e una prima ondata di truppe, attraversato lo specchio d’acqua, sarebbe sbarcata e avrebbe dato battaglia sulla spiaggia di Anopopei.”
Il nudo e il morto – Norman Mailer
Pur non essendo mai stato un appassionato lettore di libri di guerra, e questo certamente è un libro di guerra, quando lessi Il nudo e il morto, ne rimasi affascinato. Non è certamente un libro scorrevole, facile. Ma profondo, vissuto sino alla sofferenza fisica, persino pedante nel descrivere i rapporti tra commilitoni e le più sottili sfumature psicologiche che un soldato, un soldato vero e non uno da telefilm, prova e vive. Un libro da leggere con cura ed attenzione, lasciandosi il tempo per digerirlo con calma.

Come di dovere, trasferisco a Teiluj, POSTUMO e ChesterWilliams laddove non fossero stati già colpiti dalla medesima maledizione.

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