La superiorità intellettuale del complottista

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Le teorie del complotto sono numerosissime e coinvolgono innumerevoli avvenimenti della società umana.
Queste teorie hanno la capacità di diffondersi, strisciando, grazie al passaparola, alle fonti tradizionali di informazione e, in tempi più recenti, alla enorme capacità comunicativa garantita dalla rete.

Il complottista solitamente sostiene tesi diametralmente opposte a quelle comunemente ed ufficialmente sostenute, ipotizzando sordidi retroscena che celano gli interessi di potenti lobby o personaggi; anche quando non è in possesso di alcuna prova tangibile, dimostrabile e sostenibile da portare a supporto delle proprie tesi.
Eppure il complottista, pervicacemente, rifiuta di arrendersi seppur posto di fronte alla solidità delle prove avverse ed alla fiacchezza delle proprie. Perché questi, nella maggioranza dei casi, è assimilabile al fanatico religioso: la sua forza ed il suo credo non sono insiti in prove tangibili e materiali; trovano esclusivo radicamento nelle proprie profonde convinzioni.

Il complottista fa sua una potentissima arma psicologica già utilizzata per secoli da religiosi di ogni credo: la autodecretata superiorità intellettuale.

Colui il quale si dimostri scettico, se non avverso alla tesi del complottista, verrà irriso ed etichettato quale individuo che si lasci infinocchiare dalle tesi di regime, non sufficientemente esperto, preparato e istruito dei misteri esoterici che circondano la sua tesi complottistica e, pertanto, così semplice di spirito da poter essere raggirato agevolmente da chi ha ordito il complotto.

Si comporta come chi, credente, sostiene l’evidenza dell’esistenza di Dio basandosi sul fatto che l’altro non possa in alcun modo dimostrare il contrario; tanto gli basta per credere e considerare intellettualmente inferiore chi non nutra i medesimi convincimenti.

Grazie a tali presupposti diviene semplice ipotizzare complotti per far sparire nel nulla personaggi famosi, simulare atterraggi lunari o sovvertire l’ordine mondiale.
Oppure supporre che, sotto le macerie del terremoto abruzzese, qualcuno – chi non lo sa bene neppure il complottista, ma ciò non è ragione sufficiente a farlo desistere – preferisca tenere nascosti più di 700 corpi straziati dal sisma.
Quali possano essere le motivazione di un gesto simile resta allo stesso modo un mistero, ma anche questa è una falla che non lo smuoverà dal proprio convincimento.

Nonostante il complottista sappia ed ammetta che sul posto vi siano migliaia di giornalisti provenienti da ogni angolo del pianeta e migliaia di volontari che scavano fra le rovine alla ricerca di corpi, che lasciare centinaia di corpi in decomposizione sotto le macerie produrrebbe in breve una intollerabile condizione sanitaria ed olfattiva, che prima o poi quelle macerie dovranno essere in ogni caso rimosse scoprendo il macabro fardello e rendendo vano l’ignoto progetto dell’ignoto attore, questi è, in piena autonomia, capace di insistere e sostenere la propria tesi anche di fronte alla contraria evidenza dei fatti.

Il complottista sa bene che troverà sempre qualcuno che, per noia, deformazione mentale, rabbia o interesse politico, lo ascolterà e lo fomenterà.
Perché se vi sono persone disposte a credere nell’esistenza di Gesù Cristo, alle visioni mistiche di Maometto, alla presenza di astronavi aliene nell’Area 51 e che Elvis sia ancora vivo, di certo in molti potrebbero credere anche in lui, nuovo messia di una nuova dogmatica religione.

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