Non so dove sarò domani. Ne ho solo un’idea vaga.
Il dopodomani, poi, è già un tempo lunghissimo; fare previsioni è un azzardo per bravi giocatori di poker. Ed io sono un pessimo baro.
Una settimana, un mese o un anno son questioni che ho smesso da tanto anche solo di far supposizioni.
In certi momenti penso di sapere dove vorrei essere e poi penso che forse non è vero. Perché magari, quando in un posto ci sei, non lo sai mica se ci vorrai restare. Potrebbe essere diverso da come lo immagini e finisce per mancarti qualcos’altro.
E allora nulla: immagini, pensi, ma sai di non sapere.
E tutto questo non sapere nulla ti lascia sospeso; cammini in equilibrio su di un filo sottile come seta, così sottile che neppure lo vedi sotto i piedi. Sai che c’è perché sei lì e non disteso sul fondo, un fondo che prima o poi sarai costretto ad abbracciare, ma magari non proprio ora, più in là.
Eppure, vigliacco, non smetti lo stesso di immaginare. È più forte di te. Sai che è un esercizio inutile, fine a se stesso, privo di ogni concretezza, di ogni razionalità – ché sin da piccolo ti han insegnato che la razionalità è importante e tu ti senti in dovere, perché te lo han spiegato per bene quanto lo sia.
E mentre lo ripeti a te stesso come un mantra, immagini, sogni, ti proietti lontano, in altri momenti – probabilmente in dimensioni parallele in cui tu sei tu e tutto il resto è diverso. È come lo vorresti: le persone sono come vorresti che fossero, i luoghi come hai sempre pensato dovessero essere. E la razionalità non fa mai a pugni con desideri, sogni, speranze o emozioni.
A volte ti avventuri talmente lontano da perderti: come sotto l’effetto di uno stupefacente, confondi il tutto e ci son momenti in cui sei persino felice; felice di nulla, felice di un sogno, di un’idea, di una fantasia. Pensi che chissà, magari potrebbero persino succedere e guardi avanti con un sorriso. Il sorriso meno razionale che sia mai stato disegnato sulle labbra di un uomo, ma pur sempre un sorriso. Un sorriso di quelli che fanno storcere la bocca ai saggi; ma tu lo sai già che saggio non lo sei mai stato e difficilmente lo diventerai, e continui a sorridere lo stesso.
Poi, dopo un poco, l’effetto svanisce. Senti di nuovo sotto i piedi la pressione di quel filo sottile come seta e guardi giù, verso il fondo. Da tempo quel fondo non ti fa più neppure paura: è lì da sempre, c’è sempre stato e quasi certamente resterà lì per tutto il tempo in cui riuscirai a restare in equilibrio. Quando non riuscirai più, smetterà di avere alcuna importanza.
E allora nulla, ripensi a tutto questo non sapere, a questo restare sospesi, a questi sorrisi sciocchi e capisci che non ti importa nulla.
Tieni per te immaginazione, fantasia, sogni, desideri, qualcuno che ti aspetta da qualche parte, un luogo pronto ad accoglierti e dei capelli da accarezzare.
Perché in fondo di diventare saggio e razionale non ti è mai davvero importato.
